Visualizzazione post con etichetta pubblicità sessista. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pubblicità sessista. Mostra tutti i post

sabato 12 luglio 2014

Modificato il punto 2 della Delibera sulla Pubblicità Sessista: la "normalità" non è più un criterio

Quale firmataria di questa lettera, rivolta un anno fa al Sindaco di Milano, sono lieta di annunciare che la delibera che vi era contestata è stata modificata. A maggior ragione ne sono lieta, dato che solo pochi giorni fa - pur senza voler apparire una guastafeste - ero nuovamente intervenuta sul tema, in modo abbastanza preoccupato.
Un anno fa era stato richiesto che un punto controverso fosse direttamente stralciato dalla delibera. 
Tale richiesta era emersa in seguito a una riunione di donne milanesi, dopo un tamtam indetto proprio da autrici di questo blog, che portò appunto alla lettera suddetta, e poi a un incontro sul tema con la delegata del Sindaco.
La frase incriminata citava testualmente messaggi pubblicitari che diffondono (…) immagini volgari, indecenti, ripugnanti, devianti da quello che la comunità percepisce come ‘normale’, tali da ledere la sensibilità del pubblico. 
Ma... quali messaggi? questo, per esempio?

O questo..?
Ad ogni buon conto, in riferimento a quella frase, la Delegata del Sindaco ha comunicato: dopo un anno di applicazione della delibera n° 1288/13 è emersa la necessità di apportare una modifica al punto 2 dei criteri, eliminandone il riferimento al concetto di normalità difficilmente definibile in astratto e altrettanto difficilmente applicabile in concreto.
A noi la necessità sembrava evidente subito: per questo l'avevamo espressa. Comunque, con nuova delibera dell'11 luglio 2014, la Delibera 1288 del 28 giugno 2013 è stata finalmente corretta. La frase “immagini volgari, indecenti, ripugnanti, devianti da quello che la comunità percepisce come “normale” tali da ledere la sensibilità del pubblico” è stata sostituita con un più generico: "tali da ledere la sensibilità di cittadini e cittadine“.
Resta una definizione vaga, e soprattutto messa a punto dalla Delegata del Sindaco senza (nuovamente) interpellare le associazioni che su questi temi investono energie e risorse da anni. DonneinQuota lavora su questo tema dal 2008. Da tempo ci siamo rese conto che riguardo al sessismo esiste un vuoto normativo; e non è un problema solo italiano. Per quello nel marzo 2013 ci siamo unite con altre organizzazioni europee, e abbiamo dato vita a Wecams, una coalizione internazionale che ha l'obiettivo specifico di contrastare il sessismo nei Media e nella Pubblicità coordinando azioni in Italia, nel Regno Unito e in Francia. Certamente chiediamo un monitoraggio anche sulla pubblicità: non solo sul nudo a sproposito, ma per prevenire i danni del continuo alimentare stereotipi pericolosi; perché esiste una innegabile correlazione tra immagini sessiste e quella violenza di genere che sfocia perfino in femminicidio. 
Forse l'esperienza di associazioni come la nostra avrebbe potuto essere utile! ma anche quella di donne competenti, notoriamente impegnate sul tema (inclusa Lorella Zanardo che, dal tema del sessismo in tv, si è occupata anche di pubblicità)... O no? 
E va bene; prendiamo atto che è sempre un piccolo passo: la richiesta di stralciare l'infelice frase precedente, almeno, è stata accolta. 
Ricordo qui l'altro aspetto rilevante che riguarda l'intera questione: la delibera antisessista di cui stiamo parlando non riguarda tutta la pubblicità che può essere fatta sul territorio milanese. 
Ma, solo ed esclusivamente, quella di stretta pertinenza degli spazi gestiti dal Comune: nel complesso, stiamo parlando di non più del 7% di tutta la cartellonistica milanese. E il restante 93% che (pur restando di proprietà del Comune) viene dato in gestione ai privati?
Su questa ben più imponente mole di affissioni nulla di concreto. Eppure altrove qualcosa di efficace è stato fatto: mi riferisco al Protocollo contro la Pubblicità Sessista" del Comune Rimini; ma non solo (anche su questo scriverò a breve). 
E il Comune di Milano non dovrebbe essere secondo a nessuno.
Donatella Martini, pres. di DonneinQuota

mercoledì 23 ottobre 2013

Caro Sindaco, cara Giunta di Milano

Quanto vogliamo bene a Pisapia? Tanto. 
Non se la prenda dunque se, con tutte le gatte da pelare che ha, ci si mettono anche le donne, e noi con loro, a chiedere un po' di attenzione: solo un po' di attenzione in più, si intende, a quella che non ha mai mancato di esprimere. 
Leggi questa lettera caro Sindaco, e soprattutto rispondile: ci contiamo.
La richiesta, che viene fatta ringraziando la Giunta per la sensibilità sempre dichiarata nei confronti delle istanze e dei diritti delle donne, e alla luce di un impegno che conferisce alla nostra città anche un ruolo di esempio verso le altre amministrazioni, è di stralciare il punto 2 dalla delibera di Giunta n° 1288 del 28 giugno 2013 (per il resto ottima):  

"Ci rivolgiamo al Sindaco Giuliano Pisapia, alla Giunta, a Francesca Zajczyk (Delegata del Sindaco alle Pari Opportunità) e Anita Sonego (Presidente della omonima Commissione). Durante i lavori del convegno “Quando comunicazione fa rima con discriminazione” , tenuto lo scorso 17 settembre a Palazzo Marino, abbiamo appreso che nella delibera “Indirizzi fondamentali in materia di pubblicità discriminatoria e lesiva della dignità della donna” tra i punti destinati a individuare i messaggi discriminatori da contrastare, compare, al n° 2, quanto segue: Immagini volgari, indecenti, ripugnanti devianti da quello che la comunità percepisce come “normale”, tali da ledere la sensibilità del pubblico: punto che Vi chiediamo formalmente di stralciare.
Infatti, intorno al senso e al significato di questo punto, in evidente contraddizione con gli altri quattro, si é sviluppata una discussione pubblica che ha coinvolto gruppi di donne, associazioni, collettivi femministi, singole e singoli. Parte del dibattito é stato pubblicato su Ambrosia, Politica Femminile, Arcipelago Milano e infine su Un altro genere di comunicazione.
Ci preoccupa dover stabilire cosa è normale e cosa non lo è. E le ragioni per cui una parola tanto discriminatoria viene utilizzata all’interno di un documento che vorrebbe rappresentare un esempio di lotta alle discriminazioni. 
Gli intenti di lotta alla pubblicità sessista di questa delibera sono importanti, ma altrettanto lo sono le parole, il linguaggio, la comunicazione. Com’è possibile che in un testo volto a mettere in discussione il sessismo dei cliché comunicativi pubblicitari sia comparsa una così grave incoerenza?
In Italia, come ci hanno dimostrato recentemente i casi 'Barilla' e 'Boldrini', la normalità è ancora rappresentata da un modello familiare eteronormativo, dove alla donna è riservato il compito di gestire la casa e servire la famiglia. Non vorremmo arrivare a pensare che il punto n° 2 risulti un escamotage per non intaccare i modelli culturali e le credenze di una supposta comunità di riferimento e la sua “sensibilità”. Sono queste le ragioni che motivano la nostra richiesta di stralcio del punto n. 2 della delibera.
Ringraziando la Giunta per la sensibilità sempre dichiarata nei confronti delle istanze e dei diritti delle donne, e proprio alla luce di un impegno che conferisce alla nostra città anche un ruolo di esempio verso le altre amministrazioni, confidiamo che la nostra richiesta verrà accolta".
Le prime firmatarie sono:
Lara Adorni, Annapaola Ammirati, Carla Antonini, Fabrizia Boiardi, Mariangela Bonas, Marina Borgatti, Antonella Coccia, Chiara Collini, Carla Comacchio, Carlotta Cossutta, Evelina Crespi, Nadia Dowlat, Maria Grazia Ghezzi, Lucia Leonardi, Mariagrazia Longoni, Marta Lovison, Arianna Mainardi, Fabiana Manigrasso, Donatella Martini, Alice Monguzzi, Adriana Nannicini, Antonella Pastore, Alessia Ricci, Chiara Rossini, Martina Tisato.

Se ne sono aggiunte molte altre, anche di altre città (e non solo firme di donne); l'elenco completo si trova qui.
Si uniscono inoltre alla richiesta diversi gruppi di donne e associazioni:

Perché.. è vero, i problemi di cui occuparsi sono tanti; ma anche questa non è una questione di lana caprina:

mercoledì 2 ottobre 2013

Donne e pubblicità. Ancora sulla delibera del Comune di Milano: su Arcipelago Milano

Ne abbiamo già parlato qui. Ora la questione è risollevata su Arcipelago Milano: in un pezzo firmato collettivamente, da 5 donne milanesi. 
Ecco alcuni stralci:
Stupore e una cascata di domande preoccupate. Questo ha generato il secondo punto della Delibera del Comune di Milano del 28 giugno su: “Indirizzi fondamentali in materia di pubblicità discriminatoria e lesiva della dignità della donna” in cui si legge che sono considerati “messaggi incompatibili con l’immagine che intende promuovere: (…) punto 2) le immagini volgari, indecenti, ripugnanti, devianti da quello che la comunità percepisce come “normale”, tali da ledere la sensibilità del pubblico.” I termini che qui troviamo Normale, Comunità, non si leggono con leggerezza e nonchalance. Stupisce e dispiace leggere questi riferimenti confusivi in una Delibera che vuole contrastare la diffusione della pubblicità discriminatoria e lesiva della dignità delle donne. (...) 
Oggi non ci preme discutere qui tutta la delibera, il suo quadro di senso possiamo certamente dire che è apprezzabile e significativo e rilevante … se non fosse che c’è il punto 2 e il quadro si confonde e qualche preoccupazione sorge tra alcune donne di Milano e di altrove. 
Altrove dove? Roma, ad esempio:


Quali le domande che suscita in noi come in altre? Solo per citare il collettivo Ambrosia e Politica femminile Lombardia.
Continua il pezzo (i link sono aggiunti da noi): Forse siamo in ritardo (la delibera è di giugno, il convegno di un paio di settimane fa) ma non lo è la questione che il tema pone, che riaffiora a ogni occasione. In questi giorni è la Presidente Boldrini a fare richiami sulle immagini stereotipate nei tanti spot pubblicitari della “donna che serve a tavola”
Qui l'intervento citato (e vedi anche QUI, riguardo alle polemiche sollevate dalla cosa):

e dunque la dichiarazione riferibile di Barilla: “Non faremo pubblicità con omosessuali perché a noi piace la famiglia tradizionale.” Potremmo anche domandarci: la “famiglia tradizionale” per, e a cui, vendere pasta non è in fondo coerente a una delle possibili letture di questo punto 2? 
Infatti, quale sarà la “normalità” che la “comunità” di riferimento percepisce? Come la percezione verrà rilevata e una misurazione adeguata applicata? Chi, tra i tanti funzionari del Comune di Milano, si accollerà l’arduo compito amministrativo un giorno dopo l’altro, cartellone dopo cartellone? Perché si è avvertita l’esigenza di utilizzare questo concetto? Perché dimenticare che è stato Franco Basaglia a insegnarci che “da vicino nessuno è normale”, che troppo facilmente la normalità si fa norma, e appunto legiferando discerne tra chi lo è e chi non lo sarebbe. E poi cosa?
Assunto questo principio in norme e normative comunali, perché non immaginare che un anonimo funzionario o una Giunta di diverso colore lo utilizzino per decidere quanto sia “psichicamente normale” quel paziente (o ex tale) per ottenere un lavoro, quanto sia “sessualmente normale ” quella famiglia per ottenere l’accesso alla lista delle case popolari … e via discorrendo. 
Senza correre troppo avanti già adesso nota il collettivo Ambrosia “E se il pubblico trovasse ripugnante vedere due donne che si baciano? E se la comunità ritenesse indecente una donna grassa in bikini? E se trovasse volgari due uomini che si tengono per mano”? (la Giunta nel corso dell’ultimo anno ci ha spesso ricordato che la “macchina comunale è complicata, lenta, immodificabile”).
La normalità che si fa norma ha una forza lo sappiamo, riappare, riemerge e rischiamo di ritrovarla laddove non sembrava prevista. Soprattutto perché il punto la coniuga con “comunità”, che per primo Tonnies contrappose a “società”, e la tensione tra i due termini è recentemente riattualizzata da un sociologo a pieno titolo divulgatore europeo, Bauman che argomenta in un suo fortunato testo: “l’attrazione che la comunità (…) esercita poggia sulla promessa di semplificazione, poiché significa l’espunzione delle differenze (…). L’unità comunitaria è fondata sulla divisione (di chi non ne fa parte), sulla segregazione, sul mantenere le distanze.” Nella battaglia contro l’incertezza, la comunità cede libertà degli individui in cambio di sicurezza. Nella società accade il contrario, restando sempre in ambito disciplinare, poiché Milano città Metropolitana aperta all’Europa e al mondo, assomiglia certo più a una società che non a una comunità preindustriale.
A quest’immagine intendeva riferirsi il punto 2? Un concetto di “normalità” percepito come tale da una comunità che evita le differenze? Già a fine giugno il Corriere della Sera scriveva che “(…) uno dei punti destinati a far discutere sarà il punto 2 (…) quale percezione della normalità?” La lotta contro la pubblicità sessista è infatti una lotta a un’immagine di “normalità femminile”, che sia la madre stereotipata di cui sopra, o una fanciulla denudata ad accarezzar auto … anche questa è stata “normalità”, quella ormai criticata da più di dieci anni come immagine stereotipata e sessista.
E infine, ma non per importanza: questa Delibera presentata sul sito del Comune, nelle interviste della vicensindaco e negli interventi alla giornata del 17 settembre, non è considerata come un atto puramente di amministrazione ordinaria, ma piuttosto come: “Un bel lavoro condiviso tra Giunta, Consiglio e delegata alle Pari Opportunità.”
“Sono particolarmente soddisfatta di questo obiettivo raggiunto – dichiara la delegata del Sindaco alla Pari Opportunità Francesca Zajczyk – sia per il contenuto sia per il metodo. Questo provvedimento, infatti, è il risultato di un lavoro comune con le altre figure istituzionali in prima fila sui temi della parità e dei diritti, ognuna con le proprie competenza e sensibilità, come le consigliere Marilisa D’Amico e Anita Sonego. Ma è anche il prodotto di un percorso di ascolto e confronto con esperte ed esperti, professioniste e politiche impegnate su questi temi.”
Condiviso dunque anche questo punto 2? Quali sollecitazioni sul tema della normalità hanno proposto le esperte e le politiche? Hanno sollevato perplessità? Chi in questo percorso condiviso l’ha proposto? E una discussione dove è avvenuta? Tante assemblee in Sala Alessi, qualche riunione di un tavolo sulla Pubblicità Sessista, e il tema non è stato sottoposto alla partecipazione delle donne milanesi? Sappiamo che il ruolo della Delegata è a Milano un ruolo a costo zero, a lungo senza un ufficio. Non ha fondi e finanziamenti che possa gestire direttamente. Non capiamo l’origine e le motivazioni di queste scelte, tantomeno a metà mandato di questa amministrazione e mentre un protagonismo femminile è presente in tanti e diversi luoghi della città, prende parola su temi che vanno oltre le emergenze. 
Perché il ruolo della Delegata mantenga questi contorni “sottili” non ci è chiaro, mentre è chiaro che limitate possono essere le nostre interlocuzioni con un ruolo così disegnato. 
E intanto...: Alla Giunta e al Consiglio chiediamo di eliminare quel punto 2, non emendabile.  
La fonte, con il pezzo completo: Donne, pubblicità, normalità: l'inutile leggerezza delle parole in una delibera (di Paola Ciccioli, Antonella Coccia, Donatella Martjni, Maria Grazia Ghezzi, Adriana Nannicini, 1 ottobre 2013)

domenica 22 settembre 2013

Critical fashion, Renzi, pin-up e donne Agogoa

Un caro saluto alla settimana della moda, che si sta concludendo a Milano. Un grazie a So critical, so fashion, che ci dà visioni non omologate. 


E ancora a proposito di immagine della donna nei media e di pubblicità sessista. Non ci mancheranno visioni del pin-up "re del bikini", inventore della "donna Agogoa", a cui rispondiamo:
Renzi si dissoci, grazie.
Non ci mancherà la "donna Agogoa", il cui stilista sig. Jerry Tommolini, apprendiamo, dichiara:
La donna Agogoa è una donna bella dentro e fuori. Sa scegliere il meglio per se stessa rifiutando i condizionamenti; ciò che la contraddistingue è la consapevolezza di sé e il culto della propria personalità
No grazie. Non abbiamo bisogno di culti della personalità e tantomeno imposti da uomini sessisti. Rifiutiamo i condizionamenti dei guru della pin-up. La politica che sfrutta la gnocca ha già fatto abbastanza danni. Non abbiamo bisogno di sessismo di sinistra.  
.

Se partecipazione fa rima con esclusione

Si. E’ ancora e sempre una questione di metodo. Il metodo che vorremmo. Il metodo che ci viene sempre imposto. Il metodo che viene citato come una conquista ma che non riusciamo a riconoscere.
Di cosa stiamo parlando? La giunta comunale di Milano ha approvato una delibera di contrasto alla publicità sessista, che, (come da comunicato):
definisce le regole per la valutazione dei messaggi da affiggere sugli spazi in carico all’Amministrazione comunale. Gli stessi indirizzi saranno seguiti anche dalle società ed enti partecipati dal Comune. In questo modo la città di Milano rafforza il proprio impegno affinché i cartelloni pubblicitari, a partire da quelli sugli spazi comunali, siano ispirati sempre ai criteri di rispetto delle Pari Opportunità tra donne e uomini e di corretta rappresentazione dell’identità di genere, lontano da stereotipi avvilenti per la dignità delle persone. 
Bene! Un grazie al Comune: è un tema che sta a cuore a molte donne e uomini attivi a Milano, che vi hanno dedicato tempo ed energie. Alcune donne in particolare hanno messo concretamente a disposizione la propria esperienza e avanzato proposte proprio a questa giunta e alla delegata del Sindaco per le Pari Opportunità, tramite un tavolo dedicato. Però, fra queste ultime, molte non hanno ricevuto alcuna notizia preventiva di questa delibera - in cui si trova la brutta sorpresa di un punto come minimo controverso.. Ma ne sono venute a conoscenza solo dalla stampa. E in particolare ne hanno trovato copia il 17 settembre, nella cartella stampa del convegno “Se comunicazione fa rima con discriminazione”. 
Il punto preoccupante quello in cui si descrivono (come da impedire poiché ritenuti discriminatori e offensivi) i messaggi pubblicitari che diffondono (…) immagini volgari, indecenti, ripugnanti, devianti da quello che la comunità percepisce come ‘normale’ [virgolette nel testo, ndr], tali da ledere la sensibilità del pubblico.
Punto che a nostro avviso lede la sensibilità democratica.

Un dettaglio che a molti è sfuggito - anche se non a tutti: vedi ad esempio la critica di un blog che invece se ne era accorto subito, nel post che trovate qui.
La delegata del Sindaco alla Pari Opportunità Francesca Zajczyk ha dichiarato: “Sono particolarmente soddisfatta di questo obiettivo raggiunto, sia per il contenuto sia per il metodo. Questo provvedimento, infatti, è il risultato di un lavoro comune con le altre figure istituzionali in prima fila sui temi della parità e dei diritti (..). Ma è anche il prodotto di un percorso di ascolto e confronto con esperte ed esperti, professioniste e politiche impegnate su questi temi”.
Questo ultimo punto ci sfugge anch'esso. Se le interlocutrici e gli interlocutori provenienti dalle associazioni, che avevano partecipato al tavolo sull’immagine della donna nei media non sono stati informati, quale sarebbe il percorso di ascolto e confronto con esperte ed esperti, professioniste e politiche impegnate su questi temi? Perché non sono state ascoltate (o almeno informate) le associazioni che da anni su questi temi si battono? Non sarebbe stato opportuno inviare in via preliminare la bozza della delibera, raccogliendo osservazioni? Forse, in seguito a un confronto reale, quella frase infelice e preoccupante sarebbe stata semplicemente abolita. 
Dunque stupisce veder richiamato un metodo, che auspicheremmo e che dovrebbe essere alla base di una vera democrazia, ma che qui non riusciamo a vedere.

Ora ci aspettiamo che quel punto venga semplicemente stralciato perché pare indifendibile.
Forse le figure istituzionali, esperte, professioniste e politiche che l'hanno voluto hanno motivazioni valide per averlo introdotto: ma quali? in caso contrario, si tratta di una svista da correggere subito.

A maggior ragione ce lo aspettiamo perché è ancora aperta la ferita del "decreto femminicidio": ove  le donne sono state utilizzate per giustificare un decreto sicurezza che, anziché fare quello a cui allude, vanifica molte battaglie. 

domenica 15 settembre 2013

Se comunicazione fa rima con discriminazione: incontro a Milano

Pubblicità e media veicolano contenuti molto spesso sessisti e che più o meno subdolamente (a volte in modo molto esplicito) trasmettono messaggi discriminanti e addirittura apertamente violenti. 
Come contrastare la diffusione della pubblicità discriminatoria e lesiva della dignità soprattutto delle donne? Quali criticità sono state rilevate dalle parte delle amministrazioni locali e quali prospettive future hanno individuato? Come intervengono le agenzie di pubblicità? Quali altri attori possano essere di supporto e in che modo? Questi alcuni degli spunti del dibattito
Verso una comunicazione responsabile: criticità e prospettive. Quando comunicazione fa rima con discriminazione, un  confronto tra Comuni e mondo della comunicazione.
Martedi 17 settembre 2013, dalle 14.30 alle 18.30, Sala Alessi, Palazzo Marino, Piazza della Scala 2.
Il Comune di Milano ha dunque deciso di mettere al centro dell’attenzione non solo il tema della violenza contro le donne, ma anche quello della pubblicità sessista, che ne costituisce un aspetto. La Giunta di Palazzo Marino ha approvato il 28 giugno, attraverso la delibera “Indirizzi fondamentali in materia di pubblicità discriminatoria e lesiva della dignità della donna”, alcune regole per la valutazione dei messaggi da affiggere sugli spazi in carico all’Amministrazione comunale. In questo modo la città si impegna affinché i cartelloni pubblicitari, a partire da quelli sugli spazi comunali, siano ispirati a criteri di rispetto delle Pari Opportunità tra donne e uomini e di corretta rappresentazione dell’identità di genere. 
L’incontro del 17 Settembre rappresenta l’occasione per mettere a confronto le Amministrazioni locali e diversi attori coinvolti nel mondo della comunicazione affinché definiscano e valutino insieme gli strumenti più adeguati a rendere davvero efficace, o più efficace, l’azione delle Amministrazioni comunali.

Programma
Presiede e Coordina  Ilaria D’Amico (giornalista)
Ore 14.30 • Saluti istituzionali: Ada Lucia De Cesaris (Vice Sindaco Comune di Milano), Pierfrancesco Majorino (Assessore Politiche Sociali Comune di Milano), Anita Sonego (Presidente Commissione Pari Opportunità Comune di Milano), Francesca Zajczyk (delegata del Sindaco alle Politiche di Pari Opportunità) Introduce Lorella Zanardo: “Come contrastare la diffusione della pubblicità discriminatoria? La rivoluzione parte dal web”

Primo Panel, h. 15.30 • La pubblicità sessista: criticità e prospettive
Introduce Francesca Zajczyk (delegata del Sindaco alle Politiche di Pari Opportunità)
Partecipano:
Comune di Enna – Assessora Angela Marco
Comune di Genova – Assessora Elena Fiorini
Comune di Ravenna Assessora Giovanna Piaia 
Comune di Reggio Emilia - Assessora Natalia Maramotti 
Comune di Rimini - Assessora Nadia Rossi
Comune di Trieste - Assessora Fabiana Martini
Comune di Venezia – Assessora Tiziana Agostini

Secondo Panel, h. 17,30 • Verso una comunicazione responsabile 
Presenta Marilisa D’Amico (vicepresidente commissione consiliare P.O.)
Partecipano:
Vincenzo Guggino – IAP, Istituto Autodisciplina Pubblicitaria 
Giovanna Maggioni - UPA, Utenti Pubblicità Associati
Alessia Depaulis – ANCI, Associazione Nazionale Comuni Italiani 
Annamaria Testa – ADCI, Art Directors Club Italiano
Anna Maria Spina - UDI Nazionale, Unione Donne in Italia 
Tiziana Scalco – CGIL, Camera del Lavoro di Milano