Le autrici del blog

Inizialmente abbiamo invitato a collaborare a questo blog - o sarebbe meglio dire blogga :-) le donne candidate - dalla Lombardia - alle elezioni politiche, oppure candidate alle elezioni regionali per la Lombardia, del 24 e il 25 febbraio 2013. 
Passate le elezioni il blog resta aperto ai contributi di tutte le politiche, elette o meno, che apprezzino l'idea di utilizzarlo per un colloquio più diretto con le cittadine e i cittadini. 
Le autrici che accettano l'invito compariranno man mano nell'elenco che si trova in basso (spazio della colonna a sinistra dei post).
Le potrete poi rintracciare nell' "archivio" dei post, man mano che vengono pubblicati.

11 commenti:

  1. Sono molto felice di essere stata invitata a scrivere in questo spazio. Questo luogo di discussione e confronto è molto importante, perchè permette a più persone di farsi un'idea del programma, delle idee e delle sensibilità di noi candidate. Spero possa essere utile a voi per fare domande e/o dare consigli. Candidandomi mi sono messa a disposizione e lo farò da subito, anche con voi. Per cominciare, se ne avete voglia, potete dare uno sguardo al mio sito: http://www.ariannacensi.it/

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  2. Grazie molte a te cara Arianna, per avere aderito e aver trovato il tempo di inviare un tuo contributo nonostante i molti impegni della campagna elettorale. L'obiettivo e lo spirito del blog sono proprio quelli che tu hai descritto, e può essere raggiunto proprio, e solo, grazie a questa attenzione da parte delle candidate stesse.

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  3. Sono molto felice di poter contribuire al gruppo.

    Portare il punto di vista Femminile ai tavoli della discussione è sempre stata la mia Missione che vorrei perseguire, anche con il vostro aiuto, candidandomi a consigliere per la Regione Lombardia.

    Ecco i miei riferimenti:
    ariannacavicchioli2013@gmail.com
    www.ariannacavicchioli2013.it

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  4. Vorrei ricevere l'invito. La mia mail è emilia_basile@libero.it sono candidata al Consiglio Regionale del Lazio. Grazie

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    1. Grazie a te Emilia; l'invito ti è stato inviato oggi, direttamente dal blog del Lazio.

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  5. cristina pecchioli27 febbraio 2013 12:48

    tra i tanti che meriterebbero, voglio sottolineare un dato: oltre ad avere come presidente Maroni, la Lombardia avrà in consiglio complessivamente 15 donne su 80 eletti (il 18,75% circa). Il Pdl ne elegge 1 su 19 (5,26%), Lista Maroni 4 su 12 (il 33, 33%), Lega Nord 3 su 15 (20%), Fratelli d'Italia 0 su 2, partito dei pensionati 1 sola consigliera donna. Movimento 5 stelle 3 su 9 (33,33%), Patto civico per Ambrosoli presidente 1 su 5 (20%), Pd 2 su 17 (11,76%). 3 donne in tutto espresse dallo schieramento di centrosinistra su 22 consiglieri, appena il 13,63%.........credo che bisognerebbe aprire una riflessione su questo. Almeno qui in Lombardia, le promesse elettorali non sono state mantenute.

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  8. Grazie per l'invito a scrivere su questo blog. Mi presento.
    Laura Onofri, Consigliera Comunale a Torino, referente del Comitato di Torino di SeNonOraQuando? fondatrice del gruppo Di Nuovo- Libere/Torino . Laureata in Giurisprudenza,
    Collaboro con Amnesty International, con cui ho realizzato, fra gli altri, programmi di intervento sul Femminicidio di Ciudad Juarez. Sono stata fra i promotori della richiesta di cittadinanza onoraria per Marisela Ortiz.
    Ho fatto parte del Comitato “Firma con noi” che ha fatto approvare la Legge Regionale di iniziativa popolare n.16 del 2009 sull’Istituzione dei Centri antiviolenza con case protette.
    Faccio parte del “Comitato 19 giugno”, che ha promosso ed organizzato nel 2010 “IL PRIDE DEI DIREITTI”

    Come assistiamo in questi giorni, dobbiamo instancabilmente continuare a lavorare affinchè sia attuata anche nel nostro Paese la democrazia paritari
    Sono da sempre convinta che le donne non debbano sottrarsi alla responsabilità politica, perché non si può parlare di democrazia quando una grande parte della popolazione rimane esclusa dalle scelte e dalle decisioni che riguardano l'intera collettività.

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  9. Il Palazzo dei Congressi, a Verona, ha chiuso i battenti; le camionette della polizia e dei carabinieri si sono allontanate; i turisti sono tornati i signori di piazza dell’Arena. La tre giorni del Congresso delle famiglie ha lasciato strascichi fastidiosi e un profondo senso di disagio. Per molti motivi: una informazione superficiale; una moltitudine di racconti viziati; concetti arbitrariamente deformati; linguaggi impropri, offensivi e inopportuni.

    In primo luogo è falso che vi siano state due diverse visioni del mondo e della famiglia a confronto: una delle due parti condannava l’altra, senza alcuna forma di comprensione o di rispetto. Se tu non sei come me andrai all’Inferno: la diversità non era contemplata. E la zona laica, dove ogni credenza è accettata e dove tutti sono dialoganti alla pari; quella zona laica, che dovrebbe coprire l’intero globo terracqueo, semplicemente non esisteva.
    L’”Avvenire” ha pubblicato oggi: “Se la questione famiglia è diventata divisiva […] è evidente che qualcuno ha sbagliato a dosare toni e parole, non ha avuto cura di costruire alleanze di pace ma solo piani di battaglia […] privilegiando scelte oltranziste ed estremiste”. Le scelte oltranziste ed estremiste di cui parla non appartengono solo a questo Congresso: sono un’ombra nera che sta prendendo corpo in modo consistente nei cinque continenti, e con modalità disparate. Due macro-sistemi sono entrati in crisi: il potere patriarcale e il capitalismo. E stanno arrivando i colpi di cosa del dragone che muore: velenosi, violenti, disperati. E la disperazione è, non di rado, letale.
    A Verona la vera novità è stata la forza del “trans-femminismo”, che ha visto la presenza di attiviste dalla Croazia, dalla Polonia, dall’Argentina, e da altri paesi ancora, che hanno sfilato sabato con almeno 100.000 persone, e che si sono riunite in assemblea domenica, per tirare le somme di tre giorni di dibattiti, in cui ricercatrici da Berlino, Belgrado, Varsavia e Parigi, hanno tenuto panel di discussioni non solo di stampo femminista. La liberazione del genere femminile (ancora lontana!) è la liberazione di tutti gli oppressi. E saranno le donne a compiere questa trasformazione necessaria per la sopravvivenza del genere umano: e lo dico con serena certezza e senza retorica, ormai da decenni.
    I penosi tentativi di chi ha cercato di bollare la manifestazione di sabato come “presenza di femministe pagate” e “turismo organizzato” (parlo del ministro Salvini) non possono intaccare in alcun modo la bellezza e l’intensità di quella festa. C’era un sole caldo e una Verona festante. Dal giorno precedente polizia e carabinieri presidiavano il Palazzo dei Congressi; alle 14 la piazza era stata chiusa per l’arrivo di esponenti di governo e di leader politici. Poco importava: il corteo avrebbe percorso un’altra strada, partendo dalla stazione di Porta Nuova. Eravamo una marea, che si muoveva fra gli applausi e i sorrisi della gente sui marciapiedi; chi era alle finestre cantava e ballava; e bambini, disabili in carrozzina, coppie anziane, studenti dei due sessi, signore composte dal passo deciso seguivano le ragazze (venti? trenta?) variamente dipinte che, danzando, aprivano il corteo.
    E il corteo era composto da decine di migliaia di persone che erano società civile, lì, sotto il sole, a difendere i diritti di tutti. Di ogni singolo individuo perché potesse essere ciò che desiderava, nelle modalità che gli erano necessarie e nel territorio di sua appartenenza.
    Nel pomeriggio di domenica c’è stato il corteo dei sostenitori del Congresso: molto meno numeroso e certo non altrettanto ben accolto dai cittadini.
    E’ questo che conforta: dietro le finestre abbiamo visto una città che pareva svegliarsi dal torpore
    di provincia benestante, per aprirsi su un mondo dove tutti abbiano spazio e accoglienza.

    “Non una di meno. Insieme siam venute, insieme torneremo”. Le donne sapranno cambiare il mondo.
    Tutte, insieme. Perché tutti possano avere una vita vera, insieme.

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