venerdì 10 marzo 2017

I media ci annacquano. Ma siamo marea che non si arresta

Ieri è accaduto un evento storico: in cinquanta paesi del mondo le donne si sono fermate scioperando contro la violenza maschile e la violenza di genere. Anche in Italia numerose piazze si sono riempite di donne vestite di nero e fucsia accompagnate da slogan sulle mastrioske, simboli scelti dalla rete Non una di meno per rendere visibile la protesta, una mobilitazione che ha toccato anche Brescia attraversata da due cortei, uno mattutino ed uno serale, gioiosi e partecipati da centinaia di donne determinate ed arrabbiate.




Cosa resta, oggi, sui quotidiani locali? 

troviamo poco dell’energia, della creatività, della passione, della radicalità politica della giornata di ieri.
Il Corriere della Sera nazionale scrive in prima pagina che lo sciopero delle donne è stato un grosso errore (“si è rivelato un mezzo disastro”, a firma Dario Di Vico), mentre l’edizione locale, addirittura, inspiegabilmente ne tace.
Il Giornale di Brescia invece ne dà conto in maniera dettagliata della giornata, la giornalista che ha firmato il pezzo ha infatti partecipato al corteo interagendo con le organizzatrici e le manifestanti.
Il Bresciaoggi compie una vera e propria opera di disinformazione sia nella titolazione (“L'8 marzo della CGIL: sciopero, film, e appello per il referendum”), sia nell’impaginazione delle fotografie, attribuendo lo sciopero delle donne alla Cgil: organizzazione sindacale che, invece, nonostante i ripetuti appelli delle femministe di Non una di meno a coprire lo sciopero di 24 ore, ha preferito delegare le iniziative alle camere del lavoro territoriali. La Cgil ha comunicato di sostenere la lotta contro la violenza sulle donne, ma è stata chiara nel non indire lo sciopero, affermando che avrebbe dato copertura solo ove le Rsu delle singole aziende avessero deciso di aderire. La Flc Cgil ha indetto per l’8 marzo uno sciopero di 8 ore (un terzo delle 24 richieste) nel settore del lavoro della conoscenza. Lo sciopero delle donne dell’8 marzo è stato possibile solo grazie alla coperture sindacale di 24 ore dei sindacati di base: Cobas, Usi, Usb, Slai Cobas, Sial Cobas, Ccb, Sgb.
QUI si trova tutto il dibattito tra Non una di meno e la Cgil.   

Ma le donne, come soggetti imprevisti, hanno nuovamente fatto irruzione nella scena politica. La grande giornata di ieri, che ha visto (anche) Brescia attraversata da così tante donne, alcune in piazza per la prima volta, meritava un’attenzione mediatica maggiore proprio per la dirompenza dell’essere insieme e diverse, accomunate dall’obiettivo della lotta alla violenza sulle donne, violenza di genere strutturale al sistema che si esprime attraverso oppressione, sfruttamento, sessismo, razzismo omo e transfobia. 
L’8 marzo per noi non è che l'inizio. Non ci silenzierà la disinformazione. Monitoreremo l’immaginario mediatico misogino e sessista che rappresenta le donne che subiscono violenza come vittime compiacenti e passive e la rappresentazione dei nostri corpi come oggetti. 
Agiremo direttamente, costruendo la nostra narrazione, comunicando con le nostre parole, i nostri volti, i nostri corpi ribelli, non stereotipati e ricchi di inauditi desideri. Ci riconosciamo la capacità di agire una trasformazione totale della vita.
Siamo una marea che non si arresta. 

Prossimo appuntamento a Brescia: giovedì 16 marzo h 20 presso la sede dei Cobas di Via Carolina Bevilacqua 9/11 (quartiere Fiumicello) 


lunedì 20 febbraio 2017

Corso Wikidonne per la Lombardia


Lo sapevate che l'85% delle voci presenti su Wikipedia sono maschili?
Per ridurre il 'gender gap' è partito un progetto internazionale, 'Women in red' (donne in rosso, in quando le voci non ancora editate, nell'enciclopedia digitale, sono appunto rosse e diventano azzurre quando invece il link è attivo), divenuto, in Italia, 'Wikidonne' volta ad aumentare le voci riguardanti donne rappresentative dell'universo femminile sia tramite 'editathon, 'maratone' durante le quali ci si impegna a scrivere (o tradurre, se le voci esistono già in altre lingue, adattandole non solo linguisticamente, al nostro Paese), di volta in volta, di scienziate, letterate, artiste, sia tramite corsi per formare nuove volontarie a cui insegnare come si diventa wikipediane.
Se non ora, quando? Snoq Lodi, come già aveva fatto con la giornata di formazione promossa nel capoluogo di provincia di concerto con l'Ordine dei Giornalisti della Lombardia sull'uso del femminile nelle professioni e sul modo corretto di scrivere di violenza sulle donne, insieme al gruppo lodigiano di Toponomastica Femminile (associazione nazionale che collabora al progetto Wikidonne) ora porta a Lodi,  un corso, gratuito ma a numero chiuso (previa iscrizione), per diventare 'redattrici' di Wikidonne
Sarà Susanna Giaccai, wikipediana, a tenere le tre giornate di formazione (in parte rivolte ad una classe di studenti delle superiori, in parte alle persone interessate, come docenti, professioniste, universitarie),  ospitate nel laboratorio di informatica del liceo Vegio di Lodi da giovedì 16 a sabato 18 marzo. Per info: snoqlodi@gmail.com; evento Facebook Corso di Wikipedia


Il logo di Wikidonne

mercoledì 17 agosto 2016

Laura De Benedetti

Ciao, grazie per l'ospitalità, spero di poter dare un contributo: credo fermamente, come diceva la linguista e femminista Alma Sabatini, che noi donne dobbiamo lottare unite finché, indietro, non ne resterà neanche una sola
Forse il femminismo battagliero ha lasciato le strade una volta acquisiti alcuni diritti fondamentali, come l'aborto e il divorzio, ma senz'altro ancora ci insegna che, da sole, non si va da nessuna parte
La Rete delle reti femminili ha proprio il pregio di far emergere questo piccolo grande universo in rivolta, contribuendo, è l'auspicio, a creare una lobby, assolutamente apartitica, delle donne (nel senso più positivo del termine di portatrice di interessi di una categoria che è metà del genere umano) in grado di operare dei cambiamenti. Intanto siamo in prima linea, tutti i giorni.

Io non sono nata femminista: lo sono diventata con esperienze di vita e facendo la cronista nel Lodigiano, dove vivo. Scrivevo di fatti, non le mie opinioni; ma dieci anni fa, attorno ai 40anni, l'esigenza di far emergere quanto questo mondo fosse impari per le donne è divenuta per me indifferibile. 
Ma come raggiungere persone che non sarebbero venute a convegni, non avrebbero letto trattati? Ho scelto dunque di scrivere un romanzo poliziesco: un'indagine su un femminicidio che si svolge in una società speculare alla nostra, ma con i ruoli di genere ribaltati e il linguaggio al femminile, (non solo applicando le regole di Sabatini ma usando anche il femminile inclusivo per il genere neutro anziché il maschile come avviene nella nostra lingua, con un effetto spiazzante: gli uomini scompaiono dallo sfondo). Il giusto mondo, per me un puzzle che ha trovato la giusta composizione, ha visto la luce a dicembre 2011, con Excogita editore (no autopubblicazione); ora è anche in ebook.
Nel presentarlo ho conosciuto tante donne fantastiche.


E ora sto condividendo il cammino con le compagne del comitato Se non ora, quando? Snoq Lodi: insieme, promuoviamo eventi (uno per tutti: con l'Ordine dei giornalisti su 'Come i media raccontano le differenze'), serate informative (con le forze dell'Ordine sulla violenza contro le donne, gender, aborto, donne resistenti e costituenti), iniziative con le scuole (per Obr, Toponomastica, far conoscere  le scienziate), svolgiamo azioni di denuncia (è venuta la Rai a Lodi per la Vita in diretta, ma anche Italia1, quando abbiamo detto no al calendario di nudo patrocinato dal Comune e presentato il 25 novembre), facciamo rete con tanti altri organismi, in particolare col Centro antiviolenza, Toponomastica Femminile,  One billion rising, Ife.

Nel frattempo ho dapprima avviato il mio blog www.lauradebenedetti.it, poi sono entrata a far parte del gruppo di bloggers de Il Giorno/Qn con la rubrica Il giusto mondo; leggo, scrivo, condivido (soprattutto su Facebook, a mio nome e in Snoq Lodi). Su Twitter sono già presente da tempo col profilo @ilgiustomondo ma ho attivato anche Convenzione Istanbul con lo scopo di diffondere, in pillole, i contenuti di quella che ormai è legge (per lo più inapplicata) in Italia: sancisce la violenza sulle donne e indica come uscirne.
Il tempo è tiranno, la fatica tanta, ma è il momento delle politiche femminili: se non ora, quando? E, se non noi, chi?

mercoledì 29 giugno 2016

Donne che aiutano le donne: si chiude il progetto #InspiringMentor di Young Women Network


C’è un posto speciale all’inferno per le donne che non aiutano le altre donne: così la politica statunitense Madeleine Albright. Per favorire l’aiuto reciproco tra donne di diverse età e la crescita dei giovani talenti Young Women Network ha lanciato il 3 marzo 2016 un programma pilota - #InspiringMentor. Dice Teresa Budetta (presidente e cofondatrice di Young Women Network): in un mercato del lavoro sempre più competitivo e globalizzato, abbiamo voluto aiutare le professioniste alle prime armi a capire le loro potenzialità e aspirazioni con il supporto di una mentore. Il successo della nostra prima iniziativa di mentoring ci rende molto felici. 
Ora che il progetto si è concluso,  Young Women Network invita tutte e tutti i partecipanti (80 mentor e 80 mentee) a un ultimo aperitivo per condividere esperienze, idee e impressioni su questa esperienza. Appuntamento giovedì 7 luglio dalle 19.30 in poi alla Galleria Meravigli Bistrot (Via Meravigli 3, Milano). Ingresso e registrazione gratuiti, costo della consumazione a carico dei partecipanti. Per accredito stampa: comunicazione.ywn@gmail.com • Altre info a questo LINK.

Con l'occasione YWN vi ricorda anche il nuovo evento in preparazione sul tema del comunicare per il lavoro (crea il tuo successo).

sabato 18 giugno 2016

Senza arcobaleni, domani a Milano si vota. E per inciso una nota sui candidati e le donne

Nessun arcobaleno ha benedetto una campagna elettorale grigia e, per tanti versi, amara. Caro Pisapia, quelle e quelli che ti hanno sostenuto non se ne sono pentiti e ti sono grati per il lavoro di questi 5 anni.
Ma - caro sindaco uscente - anche, mai, ti perdoneranno di aver rinunciato a proseguire e - ancor peggio - di non aver organizzato in tempo i tuoi saluti alla città e relativi passaggi di consegne.
E comunque è andata così. Domani si vota, e torneremo votare nel solito modo: senza slancio d’amore. 
Un voto in difesa, e non in attacco; un voto così; grigio.
Ci andremo comunque e, ci auguriamo, ci andremo in tanti e tante, pensando bene a chi rischiamo di consegnare la città.

Riguardo al rapporto fra i candidati sindaci e le donne, una nota a margine: nessuno dei due ha dimostrato qualche particolare sensibilità (e tantomeno competenze).

Segnaliamo però che, invitati a rispondere alle domande delle donne, dopo aver dato entrambi l'ok all'intervista pubblica:

1. Sala si è presentato: ha risposto alle domande, ha anche garantito che rispetterà l'indirizzo già scelto dalla giunta precedente relativamente al 50e50 anche nelle partecipate (oltre al fatto  che. già per il numero di consigliere e di consiglieri, il consiglio comunale si presenta in partenza più equilibrato);

2. Parisi se l'è data a gambe: prendendo la scusa di un ininfluente cambio di programma (previsto prima alla Statale, l'incontro ha poi avuto luogo alle Stelline), prima ha posto la ridicola condizione "vengo se viene anche Sala"; e poi nemmeno si è presentato (sorvoliamo, poi, sulla composizione in termini di genere che avrebbe il suo consiglio comunale - addirittura fuori legge).