domenica 4 ottobre 2015

Il TTIP non è come ce lo racconta la pubblicità. Venite a scoprire cos'è davvero

10 ottobre 2015, appuntamento alla Casa delle Donne per parlare insieme di cos'è il TTIP… o Trattato Transatlantico per il Commercio tra usa e Unione Europea. Perché è un disastro lo avevamo spiegato qui. 


Ma la RAI è di un altro parere e, da mesi, ci sta raccontando un'altra storia; anzi, gli dedica anche spot pubblicitari che ne decantano presunti benefici effetti: togliendo vincoli vari (leggi: tutele per l'ambiente, la salute e i diritti) garantirà più crescita, più esportazioni, più occupazione, ecc ecc. informazione vera zero, discussione pubblica zero. I negoziati e le decisioni che riguardano questo catastrofico trattato, così come altre catastrofiche leggi europee, sono stati tenuti sempre al riparo di informazione e critiche; fermarle poi, quando sono in dirittura d'arrivo, o già arrivate, è naturalmente molto più difficile. E infatti sarà difficile; già lo è. Parliamone subito, parliamone adesso.
10 ottobre alla Casa, h. 10,30, in via Marsala 8.

venerdì 17 luglio 2015

Si è dimesso Angelo Colombo, l'assessore contestato per la sua opinione sulle donne che "provocano" lo stupro

Non sono di Sel né razzista, ma certe donne provocano e rischiano da come si vestono: si è dimesso Angelo Colombo, assessore allo sport del Comune di Cassano D'Adda, che aveva così commentato, sulla sua pagina FB, la denuncia di stupro di una ragazzina di quindici anni.


Le proteste erano montate sul web e anche D.i.Re e Arcilesbica avevano chiesto che l'assessore lasciasse subito l'incarico mentre l'Italia dei Valori aveva chiarito che l'assessore non era più un suo rappresentante  (dal novembre 2014) e condannato come inaccettabili le parole pubblicate sul social network.  
Colombo dopo le proteste aveva chiesto scusa ed aveva cancellato il commento, poi la decisione di dimettersi prima del voto sulla richiesta di rimozione immediata e di ritiro delle deleghe, che era previsto per il Consiglio Comunale del 21 luglio prossimo. 

L'assessore  si è giustamente dimesso dal suo incarico ma sul web, ogni giorno, vengono pubblicate opinioni sulla violenza contro le donne che ci fanno toccare con mano come il ventre di una parte della società metta al centro  sempre le vittime, chiamate a limitare la propria libertà perché "lo stupro esiste come possibilità e sta a loro evitarlo". 
E accade ancora che le donne stuprate, quando denunciano, oltre al trauma e al doloroso iter processuale, come non fosse abbastanza debbano affrontare   anche processi collettivi di ri-vittimizzazione che fanno uscire di scena l'autore dello stupro mettendo sul banco degli imputati proprio loro, giudicate per i loro comportamenti.  
A rendere tenace la colpevolizzazione sono anche l'immaginario sullo stupro e la percezione dello spazio pubblico come spazio maschile inibito alle donne. Così si pensa che quelle che vi si avventurano trasgrediscano alla legge non scritta che vuole che il loro spazio sia solo fra le mura sicure della casa (là dove, peraltro, avviene in realtà il maggior numero di violenze compresi gli stupri). Abbiamo scritto fiumi di inchiostro su questi temi ma evidentemente non è ancora sufficiente a spazzar via la tolleranza, l'accettazione o la giustificazione per un reato odioso che è tra le più gravi violazioni dei diritti umani delle donne. La mentalità che emerge squallida nell'epico processo per stupro del 1979, sostenuto dalla grande Tina Lagostena Bassi, è ancora lì, e in troppi non hanno ancora imparato niente. 

domenica 12 luglio 2015

I nostri vecchi nelle RSA: è un problema di cultura e politico. Come sempre

E' di ieri la notizia di anziani svillaneggiati e picchiati in una Rsa a Prato.
Rsa… Rsa… che significa? ah si, ecco, Rsa vuol dire: Residenza Sanitaria Assistenziale. 
Per fare un esempio, residenze come questa. Il pensiero torna a questa lettera pubblicata un mese fa da Isabella Bossi Fedrigotti: mia madre aveva 91 anni ed è morta come mai avrebbe voluto, in una casa di riposo tra le peggiori, dopo soli 4 mesi di ricovero (…) presso una Rsa. Un luogo splendido all’apparenza, con un ingresso, reception e bar da hotel, ma ai piani un’assistenza e un contesto pessimi. La sedano, troppo, la troviamo in stato quasi comatoso di giorno, ogni giorno. Quando non dorme, la troviamo col capo riverso su una sedia a rotelle nella sala comune, dove assistenti del tutto indifferenti anche alle più banali richieste (bere, un cuscino dietro al capo, gli occhiali da vista a terra) stanno sedute a gruppetti dentro una specie di guardiola. Non è consentito a noi figlie sostare al momento dei pasti ma quando in più occasioni lo facciamo senza farci vedere, ci accorgiamo che il suo pasto non viene quasi consumato, oppure lei stessa maldestramente lo rovescia. L’igiene lascia a desiderare: gli anziani vengono cambiati solo a orari fissi e ovviamente aleggia per il corridoio un odore sgradevole. Facciamo presente al responsabile medico del reparto le condizioni di nostra madre e l’evidente e continuo peggioramento a cui assistiamo, ma la dottoressa ci fa notare che nostra madre è molto «richiestiva» e sedarla è d’obbligo. Quando più volte chiediamo alla caposala che cosa la sera prima le è stato somministrato, ci risponde «nulla, sta solo smaltendo l’eccesso». Mia madre muore il giorno stesso in cui eravamo riuscite a trovarle posto in un’altra struttura. Al di là dell’esperienza personale e della denuncia doverosa di questo luogo indegno affinché si possa sapere ed altri possano non incorrervi, io mi chiedo: ma lo Stato vuole rendersi conto che l’assistenza agli anziani è ormai diventata un’emergenza? Per garantire ai nostri anziani (ma tra poco anche a noi) un fine vita dignitoso spetterà solo a noi figli ospitarli privandoci di quella libertà magari già ridotta dall’essere ormai nonni? (Ornella Benfanti). 
La prima cosa che ci viene da osservare è che la frase spetterà solo a noi figli ospitarli andrebbe sostituita con spetta solo a noi figlie (o nuore) occuparcene, perché (fatto peraltro accettato da tutti per tacita legge) il welfare in questo paese è  scaricato sulle spalle delle donne, le quali non hanno tregua. Ormai nonne, sono schiacciate su due lati: devono occuparsi da un lato dei nipotini, dall'altro dei vecchi genitori. La giornalista commenta così: "Certo che dovrebbe rendersene conto lo Stato, cioè tutti noi (??), perché ci riguarda uno per uno, con l’aggravante che abbiamo meno figli delle generazioni che ci hanno preceduto e saremo perciò ancora più soli. Invece viviamo per lo più da smemorati, che, pur avendo visto le sofferenze patite dai nostri vecchi, preferiamo non pensare che le stesse potrebbero toccare a noi. E da chi, invece, ci pensa, non raramente sentiamo ripetere: andrò in Svizzera, andrò in Olanda... È davvero questo che vogliamo?" (noi??). Bè, non è un po' pochino? Forse andrebbe aggiunto qualcosa. Primo, quanto già detto sopra. Secondo, che la risposta andrò in Svizzera, andrò in Olanda… se la può sentire dare solo una signora altolocata, che evidentemente ha amici alquanto ricchi - dunque, nemmeno fa testo.  Terzo, che è inammissibile che in strutture pubbliche, pagate con le nostre tasse, e che eppure hanno un alto costo per chi ne usufruisce, manchi la formazione ba-si-la-re per cui ai degenti sono rigorosamente dovuti cura e rispetto. Dovuti, non optional. Quarto, che gli episodi di gravi maltrattamenti di vecchi (ma anche di bambini, o di disabili, cioè di persone inermi che non hanno modo di denunciare e di difendersi), si ripetono in modo preoccupante, tanto da pensare che, alla fine, le strutture in cui i nostri vecchi sono trattati bene siano solo felici eccezioni; così come gli sforzi di sensibilizzazione e formazione (vedi qui un esempio). 
Sul piano culturale, tutto ciò poggia sul deserto di una cultura delle relazioni, e sull'intreccio di questo vuoto con il sessismo (quello che ritiene naturale che, nella famiglia, della cura si debbano occupare praticamente solo le donne). Nella percezione comune - e in primis, della politica! manca questo:

Lo stesso mix che produce, nelle relazioni fra i sessi, il femminicidio. Strutture e cultura sono entrambe carenti, e questo si origina dalla totale inadeguatezza dell'intervento politico. C'è poco da fare: sempre lì si ritorna.
E il bello, è che c'è chi in politica si sforza; buone leggi SI FANNO - anche in questi ambiti. E poi si stroncano.

martedì 23 giugno 2015

Le artiterapie riunite a Milano: una 4 giorni per Expoincittà

di Simonetta Ottone • Gusto per le Artiterapie: assaggi per nutrire il corpo e l'anima. Le  più grandi Associazioni in Italia nell’ambito delle Artiterapie si riuniscono nel primo evento dedicato: più di 120 appuntamenti tra Laboratori Espressivi, Tavole Rotonde, Mostre e Spettacoli, in una 4 giorni dal 25 al 28 giugno per Expo 2015, all’interno del calendario Expoincittà. 

Si tratta di una iniziativa destinata a dare visibilità a chi opera in ambito pubblico e privato in quell'importante settore che fa da cerniera tra il mondo sanitario e il mondo del benessere, della promozione alla salute, e della qualità del proprio percorso terapeutico e di evoluzione personale. Tantissime le donne impegnate in questo ambito coraggioso e innovativo, ampiamente applicato in Italia e particolarmente riconosciuto in Europa. Tra le associazioni presenti, Associazione Professionale Italiana DanzaMovimentoTerapia (APID), contribuisce con importanti iniziative da parte di operatori provenienti da tutta Italia e mobilita tutte le sezioni regionali APID, a dare impulso alla partecipazione e divulgazione della cultura della danza e del movimento come straordinario strumento in ambito preventivo, riabilitativo e educativo.
COLAP - Coordinamento Libere Associazioni Professionali, disciplinate dalla legge 4/2013 (disposizioni sulle professioni non organizzate in ordini e albi) è l'ente di riferimento. Si tratta di una forma aggregativa riconosciuta dal Ministero dello Sviluppo Economico preposta a fare da garante delle professioni associative e di rappresentanza di un settore economico ancora sotto rappresentato,  ma che costituisce una fetta importante del comparto produttivo italiano contribuendo alla produzione del 7% del PIL, con più di 3,5 milioni di lavoratori (il 14% degli occupati). Un bacino occupazionale importante soprattutto per i giovani e per le donne, in grado di facilitare l'accesso alla professione e la promozione delle pari opportunità, grazie anche alle modalità dinamiche e flessibili di lavoro che lo caratterizzano.

L'obiettivo principale di questo universo professionale è quello di far sì che le politiche del lavoro non siano svincolate dalla vita delle persone. In questo le donne, come spesso avviene, si impegnano ogni giorno in prima linea.

mercoledì 17 giugno 2015

Donne milanesi e donne che portano il mondo a Milano: nessuna sia straniera

Il settimo incontro pubblico delle donne a Palazzo Marino è dedicato alle donne del mondo che vivono a Milano. Una vera e propria assemblea che chiama a raccolta le milanesi e quelle che milanesi sono diventate, giungendo da ogni parte del mondo.

Invitando a partecipare, Anita Sonego (Presidente Commissione Pari Opportunità e Vice Presidente Commissione Cultura) dice: "Per una volta le italiane ascolteranno la voce, i progetti, i desideri delle donne provenienti da tutte le parti del mondo che vivono a Milano. Spero che la sala Alessi veda presenti molte e molti native e nativi. Soprattutto in questo periodo abbiamo bisogno di costruire una città multiculturale e una società aperta alle diversità".
E' un invito da non perdere. Perché l'integrazione, la capacità di coesistere e, soprattutto, di trarre un bene dalla necessità di farlo (e non conflitti), passa per le donne. E, semmai, piuttosto tardivo: crediamo infatti che avrebbe dovuto essere organizzato all'inizio della nuova amministrazione. Ma comunque, ora c'è; ci auguriamo che sarà molto partecipato e che conduca a nuovi importanti sviluppi. 
Venerdi 19 giugno 2015, h. 17, 45,  Sala Alessi a Palazzo Marino (Piazza Scala).




martedì 16 giugno 2015

Impara (gratis) l'automotivazione: una proposta di Young Women Network, con Anna Zanardi

La chiave di volta per ottenere risultati migliori da se stess* e dagli altri si chiama automotivazione. Ma come si attinge questa utilissima risorsa? Alcune istruzioni per l’uso saranno date giovedì 18 giugno 2015 al workshop “L’arte dell’automotivazione”, organizzato da Young Women Network in partnership con Mediobanca (h. 19.00 presso Mediobanca in Piazzetta E. Cuccia 1, Milano).


Il workshop sarà tenuto da Anna Zanardi: stimatissima professionista e board advisor per numerosi consigli di amministrazione, Zanardi segue come executive coach gli amministratori delegati e i comitati di direzione, collabora come editorialista con quotidiani e riviste ed è autrice di una ventina di saggi su leadership e organizzazioni, oltre che di pubblicazioni cliniche. Il seminario, con l’obiettivo di trasmettere le principali tecniche del coaching automotivazionale, sarà aperto da un apertitivo di networking; poi, dopo una spiegazione teorica sul significato e i vantaggi dell’automotivazione, i partecipanti svolgeranno un esercizio pratico sul tema. “Young Women Network ha tra i suoi obiettivi di dare formazione non formale alle sue socie; per questo vogliamo dare l’occasione a più persone possibile di apprendere una soft skill come l’automotivazione: poco conosciuta ma molto utile, sia nel lavoro, sia nella vita in generale”. (Teresa Budetta, presidente di YWN).
Ingresso, gratuito e riservato alle socie Young Women Network, previa iscrizione online. Per info e accredito stampa: comunicazione.ywn@gmail.com

sabato 13 giugno 2015

Di ritorno dal Kurdistan

Del perché sia importante e necessario far conoscere la storia delle combattenti curde, e dare il massimo sostegno alla resistenza del popolo curdo contro l'Isis, abbiamo detto QUI. 

Ora la Casa delle Donne di Milano offre anche l'occasione di un incontro in cui conoscere da vicino questa realtà: il 15 giugno (alle h. 18 in via Marsala 8) donne italiane di ritorno da un viaggio in Kurdistan, e donne curde, porteranno immagini da questa straordinaria esperienza e parleranno della loro determinazione a sconfiggere la barbarie dell'ISIS e a conseguire una pace giusta, in una società capace di riconoscere pienamente il valore delle donne. Saranno presenti, oltre a Gloria Geretto del CISDA (organizzatrice del viaggio), l'attivista curda Zeynep Kurban, Mem Alan (volontario nel coordinamento degli aiuti ai profughi di Kobane gestiti dalla municipalità di Suruc), e Gea Piccardi (attivista e videomaker).