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giovedì 9 marzo 2017
sabato 28 maggio 2016
Maria Cristina Vannini: mi candido a Milano, per una città della cultura dell’incontro
Milano oggi ha davanti una grande sfida.
Perché proprio nel passaggio da questa amministrazione alla futura si porranno solide basi per lo sviluppo della nostra città come metropoli internazionale, attrattiva e aperta.

Aperta a tutta la sua popolazione residente, che siano milanesi da sempre, da molto o appena arrivati. L’eredità del pensiero di molti arcivescovi milanesi, che si è realizzata in ultimo con gli insegnamenti permeatori di un milanese di adozione qual è stato il Cardinal Martini, ha contribuito alla creazione di una società pensante e dialogante, ancorché spesso laica, alla cui base è sempre stata l’attitudine all’accoglienza. E’ un valore di Milano storicamente riconosciuto, infatti quello dell’accoglienza basato sulla reciprocità, sulla capacità di chi arriva a Milano di integrarsi con il tessuto civile ed imprenditoriale. Per questo Milano è ancora oggi meta anche per moltissimi giovani del Sud Italia; perché ancora rappresenta il “sogno italiano” di chi vuole farcela. Non possiamo deludere le aspettative di tantissimi giovani che scelgono la nostra città per studiare o per iniziare la propria carriera lavorativa. Non possiamo frustrare le speranze dei giovani milanesi che scelgono di rimanere ed impegnarsi per il loro futuro a Milano.
Certo, le difficoltà economiche sono evidenti, ma la
tradizione di vera città aperta, città che da sempre è stata capace di
accogliere culture differenti, ci consegna una missione da cui non ci possiamo
esimere.
La città che vedo in questo momento, quindi, in relazione al suo sviluppo futuro, è una città che si
evolve all’interno della sua tradizione. L’autenticità di Milano non la
possiamo svendere a chi vuole soltanto continuare a costruire nuovi palazzi e
chiudere porte.
I contesti abitativi ci sono, spesso male utilizzati o male
tenuti. Forse non dovremmo costruirne altri, consumando altro suolo. Le
capacità per riqualificare edifici residenziali esistenti ci sono, le
tecnologie per farlo nel rispetto dell’ambiente e della salute degli abitanti
pure. Le competenze professionali da coinvolgere non mancano. Ci serve rendere
attrattive le operazioni agli occhi di chi può finanziare queste opere di rammendo
che spesso non sono limitate alle aree cosiddette periferiche. Il Gratosoglio,
Lorenteggio, San Siro, solo per citarne alcune, infatti, si possono ancora
considerare periferie? In un’ottica di città metropolitana? Ma poi, il disagio
abitativo non è dato anche dalla impossibilità di sviluppare relazioni sociali
intorno a dove si vive? Alla mancanza di sicurezza, alla mancanza di spazi
comuni che restituiscano dignità a chi li vive quotidianamente… e alla mancanza
di opportunità di sviluppo personale e lavorativo?
Ed è proprio qui che nasce la sfida tutta culturale che
Milano ora deve affrontare, da qui si delinea la mia visione di Milano per il
futuro. Una Milano che non abbandoni la sua identità di città dell’incontro e
del confronto ma che riscopra il gusto di una socialità diffusa in cui i luoghi
di cultura possono contribuire largamente.
In una mia ricerca del 2010 avevo contato a Milano, soltanto
nell’area urbana, 102 luoghi di cultura con attività espositive abituali
(musei, fondazioni ecc.). Sei anni dopo, la realtà museale milanese si è
arricchita e ulteriormente articolata. Ma non si può considerare produzione artistica e culturale soltanto l’offerta di musei, di mostre
temporanee o di qualsiasi altra istituzione culturale “ufficiale”. Milano,
associata all’idea di capitale della creatività e del
Made in Italy, deve permettere la nascita spontanea di cultura in luoghi
espressamente dedicati alla contaminazione feconda delle idee. Spazi
istituzionali (musei, biblioteche, gallerie) devono diventare incubatori di
nuova cultura imparando ad aprirsi alle curiosità della città e dei suoi
visitatori e permettendo lo sviluppo della creatività attraverso l’emulazione
delle opere degli artisti del passato.
Spazi recuperati – pubblici o privati (è assolutamente importante riprendere il progetto degli scali ferroviari a cui aggiungere un progetto sistemico sui locali commerciali sfitti e sulle aree abbandonate) – a basso livello di burocrazia e a costi agevolati – che permettano a artisti, designer, artigiani, creativi di tutti i settori di realizzare i propri progetti e di metterli a disposizione del pubblico. Il teatro, il balletto, la danza, i vari stili musicali devono trovare spazio in città quotidianamente, accanto alla produzione di tutti gli altri settori artistici, non solo durante gli eventi come pianocity e bookcity che hanno avuto il merito di mettere in evidenza la “fame” di cultura che ha la nostra città. L’educazione alla cultura e alla bellezza non possono essere demandate solo alla scuole ma ogni ente ed istituzione/associazione culturale deve avere la possibilità di costruire la propria offerta in modo capillare sul territorio. In modo che la riqualificazione dei quartieri passi anche attraverso una riqualificazione sociale e culturale. Per dare a tutti i residenti l’occasione di avere accesso e di partecipare alle attività culturali della città. Per realizzare quella città policentrica che essere una città metropolitana ci richiede.
Spazi recuperati – pubblici o privati (è assolutamente importante riprendere il progetto degli scali ferroviari a cui aggiungere un progetto sistemico sui locali commerciali sfitti e sulle aree abbandonate) – a basso livello di burocrazia e a costi agevolati – che permettano a artisti, designer, artigiani, creativi di tutti i settori di realizzare i propri progetti e di metterli a disposizione del pubblico. Il teatro, il balletto, la danza, i vari stili musicali devono trovare spazio in città quotidianamente, accanto alla produzione di tutti gli altri settori artistici, non solo durante gli eventi come pianocity e bookcity che hanno avuto il merito di mettere in evidenza la “fame” di cultura che ha la nostra città. L’educazione alla cultura e alla bellezza non possono essere demandate solo alla scuole ma ogni ente ed istituzione/associazione culturale deve avere la possibilità di costruire la propria offerta in modo capillare sul territorio. In modo che la riqualificazione dei quartieri passi anche attraverso una riqualificazione sociale e culturale. Per dare a tutti i residenti l’occasione di avere accesso e di partecipare alle attività culturali della città. Per realizzare quella città policentrica che essere una città metropolitana ci richiede.
Milano quindi, come creative city, vecchio
concetto degli anni ’90 soppiantato dall’idea di città smart, ma che ancora
deve essere applicato correttamente e concretamente alla nostra città,
razionalizzando e mettendo a sistema tutto quanto è presente sul territorio
metropolitano partendo dai luoghi di cultura per arrivare al turismo alla
mobilità, alla cura delle persone.
Milano come città-tessuto: tante trame interconnesse, a volte rammendate, che riprendono la nostra storia, la rielaborano, la attualizzano e la trasformano nel disegno della Milano del futuro che grazie alla cultura va incontro al mondo.
Milano come città-tessuto: tante trame interconnesse, a volte rammendate, che riprendono la nostra storia, la rielaborano, la attualizzano e la trasformano nel disegno della Milano del futuro che grazie alla cultura va incontro al mondo.
M. Cristina Vannini - candidata al Consiglio Comunale Elezioni 5 Giugno 2016 - Lista Noi, Milano Beppe Sala Sindaco
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mercoledì 18 marzo 2015
I veri Centri antiviolenza sono soltanto quelli delle donne per le donne
Ho fondato insieme ad altre, nel 1986, il Gruppo Promotore che avrebbe portato al primo centralino in Italia per le donne maltrattate e successivamente al progetto compiuto: La casa delle donne maltrattate [chi parla è Marisa Guarneri, ndr]. Eravamo nell’Udi di Milano. Quasi contemporaneamente il Centro Documentazione Donne di Bologna promuoveva il Gruppo di Ricerca contro la violenza alle donne che avrebbe portato alla prima Casa di Ospitalità ed all’associazione Casa delle donne per non subire violenza. Progetti nati dal desiderio di donne, gestiti ed aperti solo alle donne, fondati sul volontariato e sulla metodologia dell’accoglienza elaborata a Milano e poi diffusa in tutta Italia, nei centri delle donne che via via sorgevano come funghi.
Oggi si mette in discussione, nelle proposte del governo e nelle Regioni, questa realtà cresciuta negli anni e che oggi si chiama D.i.Re – Donne in rete contro la violenza, rete che raccoglie Centri antiviolenza italiani. Gli obiettivi sono chiari: dare sempre più spazio alle iniziative istituzionali come Pronto soccorsi, consultori, sportelli comunali e provinciali, ambiti pubblici che si occupano di Pari Opportunità. La vera storia ce la raccontano i consultori milanesi che conosciamo bene e che sono partiti dalle lotte delle donne e che poi sono diventati Consultori per le famiglie.
La cartina di tornasole di questa operazione politica sono i finanziamenti pubblici, che ancora dobbiamo vedere e che vengono passati attraverso le Regioni. In Lombardia, apripista e laboratorio di politiche regressive per le donne, esiste una legge regionale che le donne dei Centri antiviolenza hanno contribuito ad ottenere, ma che non ci piace moltissimo, proprio perché ambigua nella definizione di Centro antiviolenza.
Le lobby di potere qui, hanno pesato più dei bisogni delle donne. Insomma nella gestione di questa legge, la giunta Maroni sta facendo pesare volontà di controllo nell’accoglimento delle donne in difficoltà ed il tentativo di condizionare i Centri antiviolenza della Lombardia sotto la stretta delle difficoltà economiche dei Centri stessi.
Abbiamo protestato il 12 marzo 2015 in un sit-in davanti al principesco nuovo Palazzo della Regione e continueremo a protestare. Ma quel che più conta è vigilare perché i finanziamenti dedicati ai Centri antiviolenza non spariscano o diventino solo patinate campagne informative, o sovvenzioni per Enti formativi che dovrebbero formare le operatrici dei Centri antiviolenza. Come dire “insegniamo ai gatti ad arrampicarsi”. Questa è una questione nazionale di enorme importanza, su cui tutte le democratiche e i democratici dovrebbero impegnarsi. E’ in gioco la libertà delle donne e la vita delle donne che subiscono violenza.
Abbiamo protestato il 12 marzo 2015 in un sit-in davanti al principesco nuovo Palazzo della Regione e continueremo a protestare. Ma quel che più conta è vigilare perché i finanziamenti dedicati ai Centri antiviolenza non spariscano o diventino solo patinate campagne informative, o sovvenzioni per Enti formativi che dovrebbero formare le operatrici dei Centri antiviolenza. Come dire “insegniamo ai gatti ad arrampicarsi”. Questa è una questione nazionale di enorme importanza, su cui tutte le democratiche e i democratici dovrebbero impegnarsi. E’ in gioco la libertà delle donne e la vita delle donne che subiscono violenza.
di Marisa Guarneri - presidente onoraria della Casa delle donne maltrattate di Milano
venerdì 7 marzo 2014
8 marzo: la città offre alle donne ingresso gratuito a tutti i musei civici
Nella giornata dell'8 marzo musei civici milanesi aperti a tutte le donne!
• Musei del Castello Sforzesco: dalle 9 alle 17.30;
• Museo del Novecento: via Marconi 1, dalle 9.30 alle 19.30;
• Museo di Storia naturale: corso Venezia 55, dalle 9 alle 17.30;
• Museo Archeologico: corso Magenta 15, dalle 9 alle 17.30;
• Museo del Risorgimento: via Borgonuovo 23, h. 9 -13.00 e 14.00 - 17.30.
domenica 2 febbraio 2014
Car sharing si, diesel no
Tutti abbiamo notato, a Milano, la rapida espansione di proposte per il car-sharing, che non può che fare piacere e scatenare curiosità. In molti ci chiediamo se fra le auto ce ne sono di elettriche, e in che percentuale. E se ridurranno il traffico privato, in un progetto coordinato di miglioramento del trasporto pubblico.
In questo quadro il car sharing è una cosa bellissima per Milano e per ogni città ma, come sempre, quello che può fare la differenza è il metodo. Ci interessa molto non solo veder crescere questo strumento, ma anche come e in che direzione. E su questo, lasciamo parlare i Genitori anti-smog:
In questo quadro il car sharing è una cosa bellissima per Milano e per ogni città ma, come sempre, quello che può fare la differenza è il metodo. Ci interessa molto non solo veder crescere questo strumento, ma anche come e in che direzione. E su questo, lasciamo parlare i Genitori anti-smog:
Siamo da sempre favorevoli al car sharing come mezzo per ridurre il tasso di motorizzazione, l'occupazione di suolo pubblico e in prospettiva quale strumento di riduzione di traffico ed emissioni. Ma il car sharing non è cosa buona e giusta a prescindere, è importante il ruolo regolatore e di indirizzo dell'amministrazione per evitare effetti controproducenti.
Ecco perché abbiamo scritto all'Assessore alla mobilità del Comune di Milano: la nostra lettera, che trovate qui per esteso, chiede trasparenza nell'analisi e nella gestione, facendo osservazioni e richieste sulle modalità con cui si stanno configurando su Milano le diverse offerte.
E, soprattutto, chiedendo di non concedere licenze a operatori che propongono veicoli diesel per il servizio di car sharing.
E, soprattutto, chiedendo di non concedere licenze a operatori che propongono veicoli diesel per il servizio di car sharing.
Per info scrivete a info@genitoriantismog.it • o tel. +39 3394060365
martedì 22 ottobre 2013
Nel sottopassaggio meglio non passare di sera. La vita delle donne nella morsa della mobilità urbana
Nel sottopassaggio meglio non passare di sera, magari ti rapinano.
In più devi fare 80 gradini tra scendere e salire, che tra pancione e bimbo da prendere in braccio è una bella fatica. Poi quando esci dal metrò, se vedi l'autobus arrivare dall'altro lato della strada, devi attraversare al volo, senno ti tocca aspettare nel buio. E allora rischi, perchè sono le sette e mezza di sera e devi tornare a casa a preparare la cena. Forse ci sono pensieri come questi all'origine della tragedia che si è consumata la sera di domenica 20 ottobre 2013 sull’asfalto di un grande viale di Milano. Per ora si possono fare solo ipotesi sul comportamento della sfortunata giovane madre, ma è esperienza comune l’insicurezza che ispirano le strade e le infrastrutture che ogni giorno gli abitanti delle città utilizzano per spostarsi. Sono soprattutto le donne le vittime di questa insicurezza e del senso d’impotenza che essa ispira. Meglio tentare un attraversamento rischioso, utilizzando un varco dello spartitraffico, piuttosto che avventurarsi in un sottopassaggio, forse considerato ancora più pericoloso del viale concepito per lo scorrimento veloce delle auto.
La pianificazione orientata alle necessità delle auto più che a quelle delle persone ha segmentato i percorsi urbani in settori della cui importanza è testimonianza la quantità di danaro pubblico investita per la loro realizzazione. Non è un caso che il sottopassaggio che conduce alla stazione della metropolitana, meta o provenienza della donna investita, abbia dall’altro lato del viale un posteggio per auto.
La mobilità
ha una relazione fortissima con il valore sociale che hanno le funzioni
di cura, ancora largamente sulle spalle dell'universo femminile. Fare
la spesa, portare i figli a scuola, andare a lavoro, occuparsi delle
necessità degli anziani, sono attività che generano spostamenti, molto
difficili nella città intasate dal traffico automobilistico e ancor di
più se si è una donna che deve necessariamente portare con se bambini
piccoli e usare i mezzi pubblici.
La questione dell'impatto della moblità sulla qualità della vita delle donne per ora non trova posto
nemmeno tra gli indicatori che dovrebbero misurare quanta strada c’è
ancora da fare per raggiungere l’obiettivo di città in grado di non
nuocere ai propri abitanti ed, in generale, al pianeta. Al
di là delle buone intenzioni enunciate per rimediare ai guasti delle
città contemporanee, va infatti registrato che fino ad ora i tentativi
di mettere in discussione i principi dell’urbanistica modernista
novecentesca non sono riusciti a far coincidere il concetto largamente
utilizzato (ed abusato fino al limite della sua trasformazione in
slogan) di sostenibilità con soluzioni in grado di sovvertire il modello
dominante di pianificazione urbana, e questo vale in particolare per
gli effetti che esso ha avuto sulla vita delle donne.
Finchè le
politiche per la mobilità urbana, oggi largamente avulse dalle scelte di
governo del territorio, non metteranno al centro le necessità del suo
attore principale, perché è ormai dimostrato che sono molto di più le
donne a spostarsi rispetto agli uomini, finchè non saranno riconosciute
le specifiche necessità legate al genere e non si metterà al centro il
ruolo che esso esercita nella società, muoversi nelle nostre città a
misura d'auto sarà, per le donne e non solo, una sfida da affrontare
all'insegna della quotidiana insicurezza.
Michela Barzi Millennio Urbano
lunedì 4 marzo 2013
A Milano: la risposta delle donne alla crisi
L'8 marzo a Milano le donne e le associazioni femminili incontrano le parlamentari e i parlamentari europei, sul tema: la risposta delle donne alla crisi. Ottimo tema! e dunque ottima occasione per dire la nostra e portare contributi.
Vi segnaliamo che questo appuntamento fa parte del ricco quadro di incontri "L'Europa è per le donne", organizzati a Milano, per tutto il mese di marzo, da Uff. di Informazione del Parlamento Europeo: qui il programma completo.
Più in generale: riguardo alla settimana dell'8 marzo a Milano, vi segnaliamo l'ottimo riepilogo degli eventi previsti nella città, che trovate QUI:
• Milano per le donne e contro la violenza, da marzo a maggio.E ancora più in generale: l'evento di riepilogo nazionale che trovate QUI:
• Settimana dell'8 marzo 2013, gli eventi su Facebook e in Italia.
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