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domenica 16 marzo 2014

Sul boicottaggio della parità di genere: lettera al PD lombardo e milanese

La bocciatura, nel voto a scrutinio segreto della Camera, degli emendamenti per introdurre una reale parità di genere nell’Italicum è un passo indietro rispetto a quanto fatto finora per avviare, anche grazie al Parlamento con più donne di sempre, quel cambiamento profondo delle abitudini culturali del Paese che è necessario per rilanciare uguaglianza e competitività.

Ieri si è scritta una pagina triste per la politica italiana, che segna, ancora una volta, un elemento di distanza con il sentimento comune del paese reale. La bocciatura dell’emendamento non è una sconfitta per le donne: è una sconfitta per il paese.

Deve essere chiaro che la battaglia a favore della Democrazia paritaria , è una battaglia non mirata a riequilibrare una sottorappresentanza statistica in Parlamento, ma è una scelta politica concreta per attivare un cambiamento culturale profondo e storico nel Paese.
La parità di genere, una parità che riconosce e valorizza le differenze tra donne e uomini, è una sfida centrale per ogni cambiamento politico, culturale e sociale che vogliamo realizzare.
Servono coraggio e determinazione. Il coraggio di realizzare il cambiamento, smettendo di limitarsi ad evocarlo e la determinazione di continuare la nostra battaglia, che è una battaglia che guarda in modo pragmatico ad un futuro migliore per tutte e tutti.
In Regione Lombardia nel 2012 è stato vinto il ricorso al Tar contro la precedente Giunta per la mancata applicazione dell’art. 11 dello Statuto della Regione relativamente alla presenza paritaria negli organismi politici. In questa battaglia si sono distinte le donne del Partito Democratico, insieme alle donne di altri partiti, alle Associazioni e alle Organizzazioni Sindacali. Insieme ci siamo mobilitate con tutti i mezzi di comunicazione a disposizione e siamo scese in piazza a sostegno della Democrazia Paritaria.
Ora vogliamo un impegno concreto da parte del Partito Democratico lombardo a favore degli emendamenti sulla parità di genere nella legge elettorale nazionale. In questi giorni di battaglia alla Camera è mancata completamente la voce e il sostegno alle parlamentari da parte del partito - che peraltro ha nel proprio Statuto la norma della Democrazia paritaria e questo ci lascia ancor più sconcertate visto il risultato delle votazioni alla Camera, tanto più a scrutinio segreto.

Noi crediamo che il partito democratico lombardo, senza strumentalizzazione alcuna, non possa far mancare la propria voce a sostegno della discussione che si avvierà in Senato.
Le donne sono pronte a mobilitarsi e chiedono che venga accolto questo appello con coraggio e forza a sostegno della discussione che riteniamo debba essere trasversale e in armonia con le raccomandazioni dell’unione europea che ci vede agli ultimi posti per il rispetto della parità di genere.
Tiziana Scalco, Marzia Oggiano, Maria Costa, Fulvia Colombini, Melissa Oliviero
12 marzo 2014

mercoledì 12 marzo 2014

Il NO alla parità di genere nell'Italicum compromette anche le azioni virtuose dei territori

La bocciatura della parità di genere nella nuova legge elettorale, operata ieri dalla Camera grazie al vergognoso utilizzo del voto segreto, rappresenta una ferita insanabile. E l’aggravante è che quanto accaduto avrà ricadute pesanti e negative anche sui territori e sui difficili, virtuosi tentativi messi in campo finora con fatica.



Prendiamo la Lombardia, per esempio. Qui, proprio insieme al Pd, abbiamo depositato due proposte di legge per introdurre il principio delle pari opportunità nelle nomine di competenza del Consiglio Regionale e della Giunta. E soltanto ieri un dibattito con presenze bipartisan ha messo in luce un sostanziale accordo sul tema, aprendo condizioni favorevoli all’approvazione dei due progetti di legge. Un clima positivo sul quale ora si abbatte, del tutto inopportuno, il freno imposto da quei voti segreti sull’Italicum contro presunte "quote rosa". Queste, infatti - pur essendo in sé un ottimo strumento - niente hanno a che vedere con la necessità di sbloccare gli anacronistici meccanismi di chiusura attuali, che impediscono alle donne di ottenere candidature in posizioni di eleggibilità. Tocca purtroppo rilevare come il centrosinistra non riesca a liberarsi da una sindrome autoimmune, che sempre più spesso lo rende il peggior nemico di se stesso. 
Mi cadono davvero le braccia a pensare alla nostra fatica sprecata. Da Roma un segnale diametralmente opposto sui presupposti di principio che cerchiamo, con fatica, di portare avanti. La battaglia andrà avanti in Senato: auguro alle senatrici di ribaltare la situazione, nell'interesse non solo delle donne ma di tutto il Paese.
Lucia Castellano