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sabato 8 marzo 2014

Milano: l'8 marzo #iodecido

Oggi tra feste, musei e battaglie femminili varie, per le donne milanesi anche presidio per la 194 e, soprattutto! una vittoria concreta. Specie per chi più si impegna in difesa della Legge 194 questo 8 marzo è un gran giorno: arriva proprio oggi la sentenza ufficiale con cui l'Europa condanna l'Italia a dare attuazione alla legge regolando l'obiezione di coscienza. 
Ecco come descrive questa vittoria  l'avvocata costituzionalista Marilisa D'Amico:

E oggi per le vie della città non solo feste e cultura: alle 17.00 presidio #Yodecido, solidale con le donne spagnole per il diritto all’autodeterminazione e aborto sicuro, davanti a Asl n° 1, Corso Italia 19. Alle 19 partirà da lì una Slut walk:marcia delle zoccole in riappropriazione simbolica della città: la sicurezza delle strade la fanno le persone che le vivono, le donne che le attraversano senza che nessuno dica loro come vestirsi.  
Ricordiamo inoltre il fittissimo calendario alla Casa delle Donne e gli appuntamenti in museo. Buon 8 marzo! Tutto l'anno.

martedì 14 gennaio 2014

Sull'aborto: lettera alle ragazze

Oggi, 14 gennaio, è l’anniversario di una grande manifestazione che 8 anni fa scese in piazza a Milano in difesa della legge 194 e della libertà delle donne, contro gli attacchi di Storace e Berlusconi. Oggi, che la controriforma Rajoy dalla Spagna potrebbe mettere a rischio il diritto di scelta  e autodeterminazione in tutta Europa, le donne di allora scrivono una lettera: alle ragazze di oggi.

Care ragazze,
Il 14 gennaio del 2006 eravamo in 200mila – donne e uomini – in piazza Duomo a Milano per difendere la legge sull’interruzione volontaria di gravidanza e per rilanciare la questione della libertà femminile. La convinzione, ora come allora, è che le due cose vadano di pari passo.
Otto anni dopo, siamo qui a ribadire l’urgenza di un’alleanza e di una battaglia comune. Comune a tutte le donne, ma che dovrebbe riguardare anche quegli uomini – amici, fidanzati e mariti – che vorrete compagni della vostre vite. E siamo qui a dire a voi donne più giovani che è il vostro momento.
Torniamo a farlo perché ciò che accade in Spagna dimostra che una conquista non è per sempre e che il controllo sul corpo delle donne resta l’oggetto di una contesa che non finisce mai.
Il 20 dicembre il governo di centrodestra Rajoy ha varato un progetto che smantella la legge Zapatero sull’aborto, autorizzandolo solo in caso di stupro, di rischio per la salute fisica o psichica della donna e di anomalie talmente gravi da comportare la possibilità di morte del nascituro.
Non è tutto: il 10 dicembre il Parlamento europeo aveva bocciato (anche a causa dell’astensione o dell’assenza di alcuni europarlamentari del Pd) la Risoluzione Estrela che, in sostanza, chiedeva che l’aborto fosse legale e sicuro per le donne in tutti i paesi dell’Unione, cosa che ora non accade né in Polonia né in Irlanda.
Non crediamo che in Italia si possa tentare di demolire la 194 a viso aperto: si continuerà però a svuotarla attraverso un ricorso all’obiezione di coscienza – reale o strumentale che sia – che sta rendendo difficile, e in alcune zone addirittura impossibile, il ricorso all’interruzione di gravidanza. Lo abbiamo scritto nel nostro Manifesto/petizione “Legge 194: cosa vogliono le donne” scritto insieme alla Libera Università delle Donne e ai Consultori Privati Laici: a 35 anni dall’approvazione della legge, vediamo tradito il suo senso, snaturata la sua applicazione e temiamo per il suo futuro.
Futuro è la parola chiave: in Italia in questi tempi viene alimentato un conflitto insensato tra giovani/e e vecchi/e. Ciò che urge, ciò che noi sollecitiamo, è invece un’alleanza tra donne che non può, però, darsi senza il protagonismo e l’assunzione di responsabilità delle più giovani tra di noi.
E’ il vostro tempo ragazze, e la legge 194 riguarda la vostra vita, la vostra libertà e la vostra salute più di quanto riguardi, in concreto, molte di noi.
Nei prossimi mesi in Europa le donne si mobiliteranno per sventare la controriforma Rajoy, che riporta l'interruzione di gravidanza all'illegalità in Spagna. Noi ci saremo e vorremmo condividere questo percorso e, insieme, affidare a mani più giovani il testimone di questo impegno. Per noi questo comporta  avere cura della 194 e del suo destino, quali che siano i modi, non necessariamente i nostri, che sceglierete per farlo.
Siamo uscite dal silenzio, recitava lo striscione che apriva il corteo del 14 gennaio 2006. Oggi aspettiamo le vostre parole.

venerdì 29 novembre 2013

Difesa #Legge194: Marina Terragni scrive ad Alessandra Kustermann

Riportiamo questo scambio perché su un tema di importanza centrale per tutte le donne, in qualunque città - e, sia ben chiaro, fuori da ogni polemica: solo perché andare a fondo dei problemi è giustoAlessandra Kustermann (che, per inciso, sarà stasera al dibattito pubblico sul femminicidio, alla Casa della Cultura) è una figura di riferimento a Milano, specie per noi donne. 
Anche per questo alcune si sono allarmate che proprio lei, che nei suoi ambiti si è sempre prodigata per la #Legge194, abbia dato indicazione di votare alle primarie per il candidato che ha promosso, a Firenze, la controversa operazione del "cimitero dei feti". E nel farlo ha detto, fra l'altro: tra pochi giorni si svolgeranno le primarie per la scelta del segretario del PD, aperte a chiunque voglia votare. (...) le primarie sono un mezzo per decidere chi chiamare a dirigere il maggior partito del centrosinistra. Io ho scelto di votare Renzi, anche se sono di sinistra da sempre e non ho cambiato idea. (...) Perchè ho scelto lui che è così distante apparentemente da me? Forse proprio per questo. Un cambiamento è necessario, se vogliamo governare con le nostre idee e con i nostri programmi. (...) Chi ha sbagliato paghi e proviamo a voltare pagina (qui la dichiarazione integrale). 
Le risponde Marina Terragni, in modo molto diretto, e ponendo l'attenzione anche su fatti recenti che riguardano diverse giornaliste:
Cara Ale, dicendo: ho scelto di votare Renzi, anche se sono di sinistra da sempre e non ho cambiato idea, stai comunicando a chi legge che Renzi è di destra. In effetti, tra le molte altre cose, un sindaco che edifica un cimitero dei feti non è sicuramente un uomo di sinistra. Sai che ne abbiamo discusso parecchio nelle scorse settimane, e sai che un conto è la sepoltura già consentita dalla legge, un altro un "giardino degli angeli" sul modello Alemanno, armamentario ideologico che si accompagna sempre a un attacco alla legge 194, già malconcia e sostanzialmente disapplicata. Un attacco sul quale una donna con la tua storia di grande impegno civile non può essere d'accordo: anche il Corriere e la Repubblica ti hanno posto davanti alla contraddizione. Mi ha molto stupito che tu non fossi accanto a noi che abbiamo dato l'allarme su questa vicenda. Di più: il fatto che tu non vedessi problema nel cimitero dei feti ci è stato puntato addosso - a Lidia Ravera, a me e altre - da molta stampa di destra, dalla quale siamo state definite addirittura "nazifemministe": non abbiamo avuto, purtroppo, la tua solidarietà, ed è stata una brutta sorpresa. Vista la tua candidatura, alcune hanno pensato che tu non ti sia esposta contro questa brutta storia fiorentina proprio perché stavi discutendo una tua posizione nelle liste di Renzi. Non posso credere che le cose stiano così, perché andrebbe contro tutta la tua bellissima storia. Sono sicura che, candidatura o non candidatura, ti esprimerai con grande chiarezza contro quell'iniziativa, che sta facendo epigoni a Vicenza, a Modena e in molte altre città, che si affianca a una vigorosa ripresa di iniziativa dei no-choice, fra cui una raccolta di firme per un nuovo referendum abrogativo. (M. T. 29 novembre 2013)
Ribadiamo: si tratta di temi di importanza centrale per tutte le donne, in qualunque città.

Ci sembra giusto che Kustermann si candidi con chi crede opportuno. In effetti si è già espressa con chiarezza anche riguardo a iniziative come "i cimiterini degli angeli" - ma non si può negare che queste operazioni, più ideologiche che umanitarie, alimentano gli attacchi alla legge 194, che è già in gravissime ambasce. E soprattutto, ci piacerebbe volesse approfondire la questione non solo per difendere se stessa (o chiarire meglio le sue posizioni), quanto per spuntare le armi di chi osa definire le donne impegnate su questioni cruciali per tutte le donne, e per tutta la società "nazifemministe che manganellano le donne". Cara Alessandra Kustermann: per favore entra nel merito direttamente anche in difesa delle donne e della dura battaglia per mantenere posizioni che si stanno erodendo, come il suolo che manca sotto i piedi e poi frana.

Intervista rilasciataci da Kustermann esattamente un anno fa: