domenica 27 luglio 2014

A Milano la settima edizione del corso Donne, politica e istituzioni

Il corso si rivolge a donne e uomini in possesso del diploma di scuola media superiore, oltre che a studentesse e studenti dell’Ateneo
Le lezioni si svolgeranno da novembre 2014 a febbraio 2015. A coloro che frequenteranno almeno il 75% delle ore di lezione e che supereranno la prova di verifica verrà rilasciato l’attestato del Corso di Formazione. Inoltre, potranno essere riconosciuti Crediti Formativi Universitari. La responsabile scientifica del corso è la prof. Carmen Leccardi del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale.


Le lezioni si terranno presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca 

Aree tematiche (48 ore di lezione)

• Questioni di genere: approccio storico (9 ore - 3 incontri)

• Giurisprudenza nazionale e comunitaria sul principio dell’uguaglianza di genere  (6 ore - 2 incontri)

• Processi economici, carriere ed opportunità (9 ore - 3 incontri)

• Politiche di welfare e tempi delle donne (9 ore – 3 incontri) 

• Partecipazione e rappresentanza politica femminile  (6 ore – 2 incontri) 

• Il genere nella comunicazione politica e sociale (9 ore – 3 incontri) 

Segreteria organizzativa: dal lunedì al mercoledì, Comitato Unico di Garanzia; Dott. Antonella Asti, Edificio U17, Piazza Difesa per le Donne • tel. 02.64486202 • comitatounicogaranzia@unimib.it 

sabato 12 luglio 2014

Modificato il punto 2 della Delibera sulla Pubblicità Sessista: la "normalità" non è più un criterio

Quale firmataria di questa lettera, rivolta un anno fa al Sindaco di Milano, sono lieta di annunciare che la delibera che vi era contestata è stata modificata. A maggior ragione ne sono lieta, dato che solo pochi giorni fa - pur senza voler apparire una guastafesteero nuovamente intervenuta sul tema, in modo abbastanza preoccupato.
Un anno fa era stato richiesto che un punto controverso fosse direttamente stralciato dalla delibera. 
Tale richiesta era emersa in seguito a una riunione di donne milanesi, dopo un tamtam indetto proprio da autrici di questo blog, che portò appunto alla lettera suddetta, e poi a un incontro sul tema con la delegata del Sindaco.
La frase incriminata citava testualmente messaggi pubblicitari che diffondono (…) immagini volgari, indecenti, ripugnanti, devianti da quello che la comunità percepisce come ‘normale’, tali da ledere la sensibilità del pubblico
Ma... quali messaggi? questo, per esempio?

O questo..?
Ad ogni buon conto, in riferimento a quella frase, la Delegata del Sindaco ha comunicato: dopo un anno di applicazione della delibera n° 1288/13 è emersa la necessità di apportare una modifica al punto 2 dei criteri, eliminandone il riferimento al concetto di normalità difficilmente definibile in astratto e altrettanto difficilmente applicabile in concreto.
A noi la necessità sembrava evidente subito: per questo l'avevamo espressa. Comunque, con nuova delibera dell'11 luglio 2014, la Delibera 1288 del 28 giugno 2013 è stata finalmente corretta. La frase “immagini volgari, indecenti, ripugnanti, devianti da quello che la comunità percepisce come “normale” tali da ledere la sensibilità del pubblico” è stata sostituita con un più generico: "tali da ledere la sensibilità di cittadini e cittadine“.
Resta una definizione vaga, e soprattutto messa a punto dalla Delegata del Sindaco senza (nuovamente) interpellare le associazioni che su questi temi investono energie e risorse da anni. DonneinQuota lavora su questo tema dal 2008. Da tempo ci siamo rese conto che riguardo al sessismo esiste un vuoto normativo; e non è un problema solo italiano. Per quello nel marzo 2013 ci siamo unite con altre organizzazioni europee, e abbiamo dato vita a Wecams, una coalizione internazionale che ha l'obiettivo specifico di contrastare il sessismo nei Media e nella Pubblicità coordinando azioni in Italia, nel Regno Unito e in Francia. Certamente chiediamo un monitoraggio anche sulla pubblicità: non solo sul nudo a sproposito, ma per prevenire i danni del continuo alimentare stereotipi pericolosi; perché esiste una innegabile correlazione tra immagini sessiste e quella violenza di genere che sfocia perfino in femminicidio. 
Forse l'esperienza di associazioni come la nostra avrebbe potuto essere utile! ma anche quella di donne competenti, notoriamente impegnate sul tema (inclusa Lorella Zanardo che, dal tema del sessismo in tv, si è occupata anche di pubblicità)... O no? 
E va bene; prendiamo atto che è sempre un piccolo passo: la richiesta di stralciare l'infelice frase precedente, almeno, è stata accolta. 
Ricordo qui l'altro aspetto rilevante che riguarda l'intera questione: la delibera antisessista di cui stiamo parlando non riguarda tutta la pubblicità che può essere fatta sul territorio milanese. 
Ma, solo ed esclusivamente, quella di stretta pertinenza degli spazi gestiti dal Comune: nel complesso, stiamo parlando di non più del 7% di tutta la cartellonistica milanese. E il restante 93% che (pur restando di proprietà del Comune) viene dato in gestione ai privati?
Su questa ben più imponente mole di affissioni nulla di concreto. Eppure altrove qualcosa di efficace è stato fatto: mi riferisco al Protocollo contro la Pubblicità Sessista" del Comune Rimini; ma non solo (anche su questo scriverò a breve). 
E il Comune di Milano non dovrebbe essere secondo a nessuno.
Donatella Martini, pres. di DonneinQuota

sabato 21 giugno 2014

Nel giorno dei funerali a Motta Visconti. E' ora, per gli uomini, di ragionare sul loro essere figli, adulti, padri

Nel giorno dei funerali di Maria Cristina Omes e dei suoi bambini, un ricordo da parte delle sue amiche del Melograno; con una riflessione rivolta a tutte e tutti.
Le morti violente provocate da mariti e compagni che riempiono le cronache del nostro Paese ci creano sempre sentimenti di sconforto, rabbia, disorientamento, malinconia e frustrazione.
Ma l’uccisione di Maria Cristina e dei suoi bambini di 5 anni e 20 mesi ci colpiscono ancor di più, perché Maria Cristina era una mamma della piccola sede della nostra associazione di Milano Sud. Una donna che ha motivato le operatrici del Melograno a continuare nel loro lavoro quotidiano a sostegno delle neo madri e dei loro figli.
Maria Cristina era un'amica. Quelle amiche con le quali condividi la quotidianità, la festa di compleanno, il portare i bambini alla scuola materna, il Capodanno, la vacanza. Una quotidianità condivisa non solo con Maria Cristina e con i figli ma anche con suo marito.
In questi giorni di profondo dolore ci domandiamo cosa Maria Cristina non abbia avuto la forza di dire o che, anche se aveva aperto la porta della capacità delle donne di stare insieme, di confrontarsi, di sostenersi, non ha condiviso.
E riflettiamo invece sul vuoto che circonda gli uomini. 
Uomini che continuano a sentirsi per sempre socialmente figli, viziati e coccolati, e che non riescono a diventare padri, ad assumersi la responsabilità delle scelte fatte e di quelle che potrebbero fare. Che non diventano mai adulti, incapaci di riconoscere e gestire i sentimenti, di confrontare desideri e realtà. Che pensano che per sentirsi liberi, basti cancellare la realtà che ingabbia, non importa se questo comporta anche cancellare vite. Che pensano che mogli e figli siano proprietà, delle quali ci si può disfare se diventano troppo ingombranti.
Ci fanno pensare le motivazioni addotte dal marito/assassino: Non volevo sentirmi in gabbia! E nemmeno un divorzio mi avrebbe potuto liberare da questo sentire, perché i figli sarebbero rimasti per sempre!
Non è più possibile rinviare la presa in carico collettiva di un devastante problema italiano. Non siamo di fronte a un delitto individuale ma a una malattia sociale. E' arrivato il momento per le istituzioni, per i professionisti, per gli uomini di trovare la giusta strada per affrontare quello che ci sentiamo di definire come il più grave errore perpetuato per generazioni nel nostro Paese rispetto all'educazione dei maschi. E’ arrivato il momento per gli uomini di sedersi a ragionare sul loro essere figli, uomini, padri.
La violenza devastante dei gesti efferati di alcuni uomini, offre all’universo maschile una grande opportunità: capire che per essere uomini è necessario divenire persone in grado di esprimere i propri sentimenti, le proprie fragilità, i propri dubbi e le proprie certezze, di essere padri o di decidere di non divenirlo (perché, è vero, una volta fatti i figli restano per sempre, ma non sono appendici dei genitori, ma persone), di sentirsi liberi di vivere e di fermarsi prima di sentirsi in gabbia.
Le donne parlano e riflettono tra loro sulle relazioni e i sentimenti, l’Associazione ‘Il Melograno’ come molte altre, come i Consultori familiari che il movimento delle donne ha ideato e fortemente voluto e che piano piano sono smantellati e depotenziati, sono spazi di confronto e sostegno costruiti negli anni con cura, fatica e passione dalle donne.
Spetta ora agli uomini prendersi cura di se stessi, creare i loro spazi di riflessione, sostegno e relazioni. Dove riflettere sulla propria sessualità irrisolta, sugli oscuri impulsi alla violenza, sull’enigma della possessività, sulla paternità incompresa. 
Senza chiedere ancora una volta alle donne di spiegare e farsi carico dei loro problemi.
Tiziana Valpiana

sabato 24 maggio 2014

La vera sostenibilità. Senza la quale non c'è futuro per la Terra

Lunedì 26 maggio 2014 appuntamento all’Urban Center (Gall. V. Emanuele, h. 18) per discutere di agricoltura e alimentazione sostenibili, del rapporto quanto mai controverso fra tradizione e innovazione in questo settore, e anche di quale politica agricola europea all’indomani delle elezioni. Già. Quanto sappiamo di quanto siamo già stati scavalcati e di cosa si sta preparando in sede europea, riguardo al nostro futuro alimentare? di quali leggi stanno passando ovunque sulle nostre teste? 
I promotori del convegno "Innovazione e sostenibilità in agricoltura" si chiedono: in un mondo sempre più globale e inurbato, sempre più caldo e instabile, sempre più popoloso e affamato, che chiede nuove soluzioni e sapienze progettuali, che ruolo può avere la ricerca scientifica per una nuova agricoltura? Che obiettivi per salvaguardare biodiversità e sicurezza alimentare? Come reinventare il rapporto fra città e campagna? e promettono di discutere di questi temi con scienziati di punta nel settore agronomico ed ecologico, mettendo a confronto esperienze italiane e francesi.*
Non sappiamo come se ne parlerà, ma un modo che ci piacerebbe sarebbe che si facesse chiarezza sui messaggi dei produttori di Ogm (e dei loro sostenitori), che si ammantano sempre di una sostenibilità che non possono vantare. E ci piacerebbe fosse sempre considerato, in ogni confronto su questi temi, il sapere e il lavoro profuso da Vandana Shiva. 

Sapendo mantenere anche, guardando agli "obiettivi" della sostenibilità alimentare, una visione critica sul cosiddetto concetto di "crescita". Forse tutto questo sarà il filo conduttore dell'incontro- o forse no; non sappiamo. L'Expo ci ha già abbastanza deluso, il suo tema è stato sufficientemente tradito,  - nonostante le rassicurazioni - per giustificare il permanere di dubbi; sperando sempre di potersi ricredere.
* Interventi di: Claudia Sorlini (pres. Comitato scientifico Expo 2015); Stefano Bocchi (Università degli studi, Milano); Elisabetta Lupotto (Cons. per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura); Sylvie Lardon (Agro Paris Tech); Moderatori Luca Carra (Scienceonthenet) e Daniele Balboni (Caffè-Scienza Milano). 


giovedì 1 maggio 2014

28 aprile lugubre a Milano: tristezza. E rimpianto per quello che avrebbe potuto essere

Anche quest'anno la città è stata tappezzata da manifesti fascisti e un lugubre corteo notturno ha attraversato le strade svegliando la gente nelle case con tamburi a morto.

Sullo spaventoso persistere della cultura della violenza e dell'autoritarismo che produce tutto  questo abbiamo già detto qui. E - soprattutto - qui
Su Milano una cosa va notata: che durante  i tristi e lunghi anni in cui l'amministrazione comunale era in mano alla nostra destra senza spessore, i violenti simboli nazifascisti erano sbandierati anche di giorno e anche nelle commemorazioni ufficiali; attualmente il sindaco - che pure partecipa alla commemorazione di Sergio Ramelli

così come a quella di Gaetano Amoroso

pone almeno un limite a un'ostentazione nazifascista che in nessun modo è giustificata dalla tragica morte di un ragazzo che a 18 anni è rimasto vittima della violenza politica. A Ramelli, come a tutti i ragazzi uccisi e in mille modi rimasti vittime delle allucinazioni della violenza, va un pensiero pieno di tristezza - e di rimpianto. 
Rimpianto per le loro vite spezzate e per quello che, invece, avrebbe potuto essere: se ai nostri figli fossimo capaci di insegnare la storia, la nonviolenza, la solidarietà e la capacità di camminare in strade comuni verso la convivenza e la tolleranza.
Invece di coltivare lutti contrapposti perpetuando violenze e autogiustificazioni, di questo dovremmo ricordarci sempre, guardando al futuro.

mercoledì 2 aprile 2014

Parlare nel sangue delle donne e forse rinascere. Restare viva: nonostante il potere. Lettera a Regina

Estoy Viva: la risposta delle donne del Guatemala alla domanda "come stai?" dà il titolo alla mostra milanese in cui Regina José Galindo porta se stessa al centro della scena trasformando il proprio corpo in una sorta di corpo sociale: un corpo crudelmente oltraggiato e abusato, che si fa strumento di feroce critica al potere. Un grido di denuncia che, improvvisamente, fa toccare con mano tutto quel dolore che - nelle righe dei giornali - non è che un'eco da un altro mondo, un puntino lontano. Lo stomaco si rivolta. E' un oltraggio ulteriore e fa male. Riprodurre il dolore non lo fa scomparire - vero. Eppure a volte è un atto terapeutico, e testimonianza che esorcizza il torpore.
Donna, Violenza, Organico, Morte e Politica, in un percorso per 5 macroaree si dipana la coscienza di un orrore che disturba dentro, ci tocca fisicamente, oltraggia nel profondo. Non abbiamo parole per parlarne. Le ha avute la critica Manuela Gandini, in una lettera pubblica a Regina, che parla anche a noi - qui alcuni stralci:
 ...la tua voce, proveniente dal video La verdad (2013), ripeteva monotona le dichiarazioni delle donne violentate, picchiate, seviziate dai soldati durante la guerra civile in Guatemala. Testimonianze rilasciate nel corso del processo a Città del Guatemala (aprile 2013) contro il generale Efraìn Rìos Montt, ex presidente del Parlamento. La condanna, giunta dopo innumerevoli tentativi di invalidare il procedimento, è stata di 80 anni di carcere per crimini di guerra e strage contro l’umanità. Poche settimane dopo, inspiegabilmente, il processo venne annullato dal governo.
Mentre ripetevi l’impronunciabile mantra della violenza femminicida, un dentista, che incarnava l’istituzione – ogni 10 minuti – ti si avvicinava e ti somministrava un’anestesia dentale. Questo è avvenuto, a scadenza regolare, per oltre un’ora. Nonostante il sistematico tentativo di censurare e anestetizzare, tu continuavi a parlare imperterrita, con la voce che ti si spaccava, le labbra gonfie, le parole rallentate:
“Alla signora Juane Solis hanno tagliato la testa”. “Hanno sventrato mia sorella incinta e gli hanno staccato il bambino”. “L’hanno fatta a pezzi come una vacca, un pezzo di qui, un pezzo di là”. “Le donne prima le prendevano e si divertivano poi, quando si erano divertiti abbastanza, le ammazzavano. Gli uomini venivano torturati, uccisi, arrostiti e mangiati”.
(...) Il disagio era tangibile dappertutto. (..) La “terra bruciata”, evocata e provocata dai massacratori durante la guerra, la si poteva intravedere ovunque sul tuo corpo. Perché, come tu stessa hai dichiarato: “il mio corpo è il riflesso del corpo degli altri”.
Regina nuda, incinta di 8 mesi, legata al letto mani e piedi, con le gambe divaricate, come i corpi delle donne preparate per lo stupro etnico dopo “la selezione”. Regina afferrata da un energumeno che le affonda ripetutamente la testa in un barile pieno d’acqua sino quasi ad affogarla. Regina, il corpo spalmato di carbone, accovacciato a terra come una bellissima scultura, è terreno di sguardi lascivi e oggetto sul quale tre volontari orinano.
Passa il tempo e noi, frammenti in attesa, siamo inquieti. Giungono voci: “la performance non si può fare”… “c’è un problema”… “Regina non sta bene, non è sufficientemente sedata”. .. un surreale annuncio all’altoparlante: “Ci scusiamo del ritardo, l’anestesia praticata all’artista non l’ha addormentata del tutto. Le verrà somministrata una dose ulteriore”… (..) “Avrebbe addormentato 5 persone quella dose di Valium” e invece tu niente. Tu non dormivi, biascicavi parole, stesa su un parallelepipedo bianco, nuda, inarrivabile, con una coperta addosso. Una parte di te rifiutava di andarsene, l’altra cercava l’oblio. “Ho il terrore della morte” mi avevi detto due giorni prima. Presumo sia per questo che le corri incontro con tutta te stessa. Che ti sei fatta seppellire a pancia in giù nella terra sotto una lastra di vetro (Suelo Comùn, 2013) e ti sei fatta portare sul carro funebre, dentro la bara bianca esposta al PAC, per le vie di Città del Guatemala (Cortejo, 2013). “Vorrei che il momento della morte fosse come una performance. Penso: ok, questa è una performance, tra qualche minuto sarà finita e mi sveglierò”, così mi hai detto davanti alla camera mortuaria refrigerata, nella quale sei stata rinchiusa nuda a una temperatura glaciale per la performance Piel de gallina (2012). (...) Non ho voluto rimanere lì, Regina. Ho rigettato il voyeurismo che ha tenuto attaccato un gruppo di irriducibili. Coloro che hanno potuto metterti lo specchietto vicino al naso per cogliere il tuo respiro flebile. L’intimità del morire non entra nella mia concezione di arte. La morte non può essere un ready-made, nessuna esibizione dell’ultimo respiro. Regina, me ne sono andata allontanandomi da te e dal sistema che alimenta l’oscenità dello spettacolo della sofferenza così ambito nei reality-show.
Il giorno dopo, mi sono precipitata alla Pinacoteca di Brera a rivedere la pala di Piero della Francesca, Vergine con il Bambino e i santi. 
Avevo bisogno della nascita, dell’uovo e delle espressioni severe dei protagonisti. Avrei voluto ci fossi anche tu. L’indomani mi hai scritto che eri finalmente felice. Che avevi passato un momento bruttissimo e avevi capito. Forse l’esperienza di questa tua ultima performance, in una mostra così potente e tragica, è davvero un punto di svolta. La verdad è un atto politico importantissimo. E' un atto poetico crudo, definitivo, che mette a nudo, senza vie di fuga, la brutalità umana.
Ma ora forse smetterai di violentare il tuo corpo come fecero i carnefici con le loro vittime e ritornerai nel profondo della poesia a sondare anche altre forme del vivere. Quelle che odorano di terra e di erba, che hai già praticato e inglobato. Forse, dopo quest’ultimo atto psicomagico, che ci ha visti tutti legati al tuo respiro, potrai urlare, per te stessa e per tutte le altre, estoy viva!
Manuela Gandini, 2 aprile 2014 - qui la versione completa

sabato 22 marzo 2014

Giornata internazionale dell'acqua: il momento di agire è #adesso

Il 22 marzo ottimo giorno per ricordarci che senza acqua siamo morti - punto e basta. Nonostante questo stiamo distruggendo le riserve - perché l'acqua pulita e potabile NON è affatto una risorsa illimitata [dieci cose che dovreste sapere]. 
A Milano un convegno fa il punto sui percorsi istituzionali e di cittadinanza per concretizzare il diritto all'acqua. Dovrebbe focalizzarsi su questo punto anche ciascuno di noi - in ogni sua attività pubblica  eprivata - ricordando che questo diritto include preservare la fonte primaria di vita per le generazioni future.
Ma davvero crediamo che, se non lo facciamo noi stessi, qualcuno ci salverà? 
NO. Tocca a noi salvare noi stessi e il momento di agire è #adesso.