lunedì 30 settembre 2013

#NoSlot e #SlotMob: arriva a Milano la mobilitazione che attraverserà l'Italia

Torniamo sulla tragedia del dilagare delle slot per sostenere l’opposizione che, per fortuna, sta crescendo, anche grazie alla mobilitazione di SlotMob, che ha toccato anche Milano.
Una mobilitazione da sostenere fortemente: ci auguriamo che sempre più locali, come il bar Persefone, in viale Jenner, premiato a Milano.

Perché le slot non sono un gioco innocente; si tratta dell’ennesima speculazione sulla pelle della povera gente, che da un lato i nostri politici criticano, dall’altro alimentano. Una tragedia non da poco, per le tantissime implicazioni di cui abbiamo parlato qui, al post "Allarme gioco d'azzardo: a che gioco stiamo giocando?". 



venerdì 27 settembre 2013

Difesa della famiglia tradizionale e crisi del Mulino Bianco way of life

La stampa italiana, da sempre in ritardo e poco preparata sulle questioni dello sviluppo delle città e del territorio, non ha colto il nesso che esiste tra la difesa della famiglia tradizionale,  che la pubblicità della Barilla non metterà mai in discussione, secondo il suo presidente, e la crisi del Mulino Bianco way of life.
Eppure sono due facce della stessa medaglia.
Nel modello di famiglia  basato sull’unione eterosessuale e sul lavoro di cura svolto dalla donna, non solo si rispecchia l'arretratezza della società italiana, si annida anche un altro aspetto, pochissimo evidenziato proprio per effetto del ritardo culturale del  paese, che fa riferimento al territorio ed al suo sviluppo.  Il sogno della casa in campagna, lontano dagli elementi corruttori, della città sulla salute e la morale,  è ancora estremamente presente nella società italiana ed ha un sua concreta ricaduta nel fenomeno comunemente denominato con le espressioni consumo di suolo, cementificazione con le quali s'intende indicare la dispersione insediativa.  Complice la motorizzazione individuale di massa, a tutti è stata data la possibilità di trovare sul mercato immobiliare una casa immersa nel verde a 10 minuti d'auto dalla città. In molti si sono fatti sedurre da simili messaggi pubblicitari, anche perchè i prezzi della cosiddetta campagna sono inevitabilmente più bassi di quelli della città. Salvo poi scoprire che sul prato che fa da sfondo alla finestra del soggiorno fra non molto sorgerà un'altra bella fila di villette uguali a quelle in cui vivono. E allora addio campagna e non si pensi di mettersi in salvo dal fenomeno optando per una porzione di qualche bella casa rurale ristrutturata, tanto prima poi anche lì ci arriva la città, sotto forma di  nuova strada/centro commerciale/villettopoli.
Molti dei seguaci del Mulino Bianco way of life si sono tramutati in difensori del territorio ed in battaglieri oppositori del consumo di suolo e della cementificazione, forse un po' presi dalla sindrome N.I.M.B.Y., (Not In My Back Yard),  o un po' convinti di aver sbagliato ad abbandonare la città, dalla quale dipendono per moltissimi servizi e per i posti di lavoro, che poi alla fine è arrivata anche dove credevano che ci  fosse la campagna. Forse, nel frattempo, anche la loro famiglia tradizionale è sparita per effetto elle separazioni, in questi anni molto più frequenti dei matrimoni, e magari  qualcuno si è reso conto che è meglio vivere vicino ai servizi urbani per la gestione dei figli,  soprattutto se si è genitori separati.
La dichiarazione radiofonica di Guido Barilla a favore del modello di famiglia tradizionale altro non sarebbe quindi che una variante degli spot pubblicitari del gruppo che porta il suo nome. Si chiama operazione di conferma del posizionamento sul mercato (positioning) e consiste nel ribadire che il suo marchio di pasta e di prodotti da forno è il preferito dagli italiani. Se gli italiani sono in maggioranza omofobi, sessisti, a favore della famiglia tradizionale e tanto innamorati della vita agreste, per una sorta di proprietà transitiva, anche il marchio sarà a favore di quel modello e non darà spazio ad altra immagine che non sia quella della famiglia in cui la donna si presume chiusa nel suo “regno” domestico, ben rappresentato dalla casa unifamiliare extraurbana. La difesa di quel modello però  non fa  i conti con la crisi del Mulino Bianco way of life che non attira più i nuclei famigliari di nuova formazione. L’estrema flessibilità della condizione esistenziale delle  nuove generazioni mal si concilia con il vecchio sogno domestico, quello della canzoncina che nel 1939 metteva in relazione una condizione economicamente stabile con la casettina in periferia e la mogliettina giovane e carina. Forse è il caso che anche gli imprenditori si accorgano di quanto sia cambiata la società italiana, da allora.
Michela Barzi Millennio Urbano

giovedì 26 settembre 2013

#‎nonèamore: contro connivenze, responsabilità, complicità in tema di violenza maschile

Un incontro fuori dagli schemi in uno scenario che vede alleate fra loro donne, siano esse suore o esponenti del femminismo storico, unite dalla capacità di politica femminile. E anche uomini, laici e religiosi, al di là dei luoghi comuni. Questo è il convegno promosso da "non è amore" della Caritas Ambrosiana: venerdi 27 settembre a Milano. 
Contro le connivenze, le responsabilità, le complicità della cultura contemporanea in tema di violenza maschile contro le donne. 
• Costruiamo consapevolezza
Un percorso multimediale interattivo di sensibilizzazione e partecipazione attiva.
• Oltre i luoghi comuni
La gente.. con Patrizia Farina, demografa università Bicocca
Il femminismo.. con Lea Melandri, Libera Università delle Donne
La Chiesa.. con Luca Bressan, Vicario episcopale per la Carità, la Cultura e la Vita Sociale
La politica.. con Patrizia Toia, parlamentare europea
La rete.. con Michelangelo Tagliaferri, sociologo, Data Media Ricerche.
Dire.. in una comunità di conplici. Con Lella Costa, attrice. 
Dalle h. 9 alle 14 presso la Caritas Ambrosiana, via San Bernardino 4, Milano (MM1 Duomo/San Babila).

A che punto è la Casa delle Donne di Milano? Venerdi 27 settembre assemblea

In attesa che la Casa delle Donne di via Marsala sia agibile, le donne interessate si associano e si incontrano. Venerdi 27 settembre assemblea presso l'Unione Femminile, in Corso di Porta Nuova 32, dalle 18 alle 20. 
Ordine del giorno:
1. situazione della Casa: ricapitoliamo e informiamo
2. chi siamo e cosa vogliamo: esiti del questionario
3. proposte di gruppi di lavoro e laboratori: metodo di lavoro e contenuti
4. discussione
5. discussione e approvazione del Regolamento di gestione
6. varie e eventuali.
Casa delle Donne di Milano è un’associazione di persone e non di associazioni: chi fosse interessata a partecipare all’assemblea, e non è ancora socia, deve iscriversi e potrà farlo il giorno stesso dell'assemblea, dalle 17 alle 17.45. 

domenica 22 settembre 2013

Critical fashion, Renzi, pin-up e donne Agogoa

Un caro saluto alla settimana della moda, che si sta concludendo a Milano. Un grazie a So critical, so fashion, che ci dà visioni non omologate. 


E ancora a proposito di immagine della donna nei media e di pubblicità sessista. Non ci mancheranno visioni del pin-up "re del bikini", inventore della "donna Agogoa", a cui rispondiamo:
Renzi si dissoci, grazie.
Non ci mancherà la "donna Agogoa", il cui stilista sig. Jerry Tommolini, apprendiamo, dichiara:
La donna Agogoa è una donna bella dentro e fuori. Sa scegliere il meglio per se stessa rifiutando i condizionamenti; ciò che la contraddistingue è la consapevolezza di sé e il culto della propria personalità
No grazie. Non abbiamo bisogno di culti della personalità e tantomeno imposti da uomini sessisti. Rifiutiamo i condizionamenti dei guru della pin-up. La politica che sfrutta la gnocca ha già fatto abbastanza danni. Non abbiamo bisogno di sessismo di sinistra.  
.

Se partecipazione fa rima con esclusione

Si. E’ ancora e sempre una questione di metodo. Il metodo che vorremmo. Il metodo che ci viene sempre imposto. Il metodo che viene citato come una conquista ma che non riusciamo a riconoscere.
Di cosa stiamo parlando? La giunta comunale di Milano ha approvato una delibera di contrasto alla publicità sessista, che, (come da comunicato):
definisce le regole per la valutazione dei messaggi da affiggere sugli spazi in carico all’Amministrazione comunale. Gli stessi indirizzi saranno seguiti anche dalle società ed enti partecipati dal Comune. In questo modo la città di Milano rafforza il proprio impegno affinché i cartelloni pubblicitari, a partire da quelli sugli spazi comunali, siano ispirati sempre ai criteri di rispetto delle Pari Opportunità tra donne e uomini e di corretta rappresentazione dell’identità di genere, lontano da stereotipi avvilenti per la dignità delle persone. 
Bene! Un grazie al Comune: è un tema che sta a cuore a molte donne e uomini attivi a Milano, che vi hanno dedicato tempo ed energie. Alcune donne in particolare hanno messo concretamente a disposizione la propria esperienza e avanzato proposte proprio a questa giunta e alla delegata del Sindaco per le Pari Opportunità, tramite un tavolo dedicato. Però, fra queste ultime, molte non hanno ricevuto alcuna notizia preventiva di questa delibera - in cui si trova la brutta sorpresa di un punto come minimo controverso.. Ma ne sono venute a conoscenza solo dalla stampa. E in particolare ne hanno trovato copia il 17 settembre, nella cartella stampa del convegno “Se comunicazione fa rima con discriminazione”. 
Il punto preoccupante quello in cui si descrivono (come da impedire poiché ritenuti discriminatori e offensivi) i messaggi pubblicitari che diffondono (…) immagini volgari, indecenti, ripugnanti, devianti da quello che la comunità percepisce come ‘normale’ [virgolette nel testo, ndr], tali da ledere la sensibilità del pubblico.
Punto che a nostro avviso lede la sensibilità democratica.

Un dettaglio che a molti è sfuggito - anche se non a tutti: vedi ad esempio la critica di un blog che invece se ne era accorto subito, nel post che trovate qui.
La delegata del Sindaco alla Pari Opportunità Francesca Zajczyk ha dichiarato: “Sono particolarmente soddisfatta di questo obiettivo raggiunto, sia per il contenuto sia per il metodo. Questo provvedimento, infatti, è il risultato di un lavoro comune con le altre figure istituzionali in prima fila sui temi della parità e dei diritti (..). Ma è anche il prodotto di un percorso di ascolto e confronto con esperte ed esperti, professioniste e politiche impegnate su questi temi”.
Questo ultimo punto ci sfugge anch'esso. Se le interlocutrici e gli interlocutori provenienti dalle associazioni, che avevano partecipato al tavolo sull’immagine della donna nei media non sono stati informati, quale sarebbe il percorso di ascolto e confronto con esperte ed esperti, professioniste e politiche impegnate su questi temi? Perché non sono state ascoltate (o almeno informate) le associazioni che da anni su questi temi si battono? Non sarebbe stato opportuno inviare in via preliminare la bozza della delibera, raccogliendo osservazioni? Forse, in seguito a un confronto reale, quella frase infelice e preoccupante sarebbe stata semplicemente abolita. 
Dunque stupisce veder richiamato un metodo, che auspicheremmo e che dovrebbe essere alla base di una vera democrazia, ma che qui non riusciamo a vedere.

Ora ci aspettiamo che quel punto venga semplicemente stralciato perché pare indifendibile.
Forse le figure istituzionali, esperte, professioniste e politiche che l'hanno voluto hanno motivazioni valide per averlo introdotto: ma quali? in caso contrario, si tratta di una svista da correggere subito.

A maggior ragione ce lo aspettiamo perché è ancora aperta la ferita del "decreto femminicidio": ove  le donne sono state utilizzate per giustificare un decreto sicurezza che, anziché fare quello a cui allude, vanifica molte battaglie. 

sabato 21 settembre 2013

Marilisa D'Amico: perché lascio il Consiglio Comunale e qual è il mio nuovo ruolo

Dopo due anni di impegno nel Consiglio del Comune di Milano, lo lascio con grande dispiacere (pur tenendomi a disposizione per i progetti già avviati), per intraprendere con entusiasmo una nuova sfida in un ruolo che mi onora, per portare avanti su un altro fronte la mia battaglia per i diritti, inclusa quella per la democrazia paritaria. Marilisa D'Amico