venerdì 20 settembre 2013

Scuole: dov'è l'efficienza della nuova Regione?

I ragazzi e le ragazze delle scuole superiori che hanno bisogno dell’assistenza ad personam, non hanno cominciato la scuola insieme ai loro compagni. 
Negli ultimi anni in Provincia di Milano noi consiglieri di opposizione abbiamo sempre sostenuto l’importanza di organizzare per tempo il trasporto e l’assistenza educativa in collaborazione con i Comuni: ma su questi temi ci sono state controversie sulle competenze che facevano sì che, rimpallandosi la responsabilità, non si fosse mai pronti al momento giusto!
L’anno scorso i Comuni che avevano organizzato il servizio nel periodo scolastico (da settembre a giugno), si sono visti abbandonati alla fine dell’anno solare perché la Provincia sosteneva che la competenza fosse della Regione e quindi non poteva più dare le risorse necessarie per concludere l’anno. Ci rendiamo conto delle difficoltà economiche ma, specie:
1. dopo le numerose sentenze del Tar che hanno condannato le Province a pagare non solo la mancanza del servizio d’assistenza, ma anche a risarcire i danni delle famiglie e soprattutto 
2. dopo la sentenza del Consiglio di Stato che definisce la Provincia competente dell’erogazione del servizio di assistenza, 
è obbligatorio adempiere al proprio dovere in tempo utile.
Sono momenti difficili per reperire fondi, ma vanno fatte scelte politiche e uno dei temi prioritari è garantire la frequenza degli alunni con disabilità dal primo giorno di scuola. Perché proprio loro tutti gli anni devono vivere nell’incertezza? non sapere se potranno disporre del trasporto al quale hanno diritto e soprattutto non sapere se avranno l’assistente che permette loro di andare a scuola? (…)
Oggi ci chiediamo anche quale sia la proclamata efficienza e il cambio di passo della nuova Regione che ancora non ha provveduto a stanziare i fondi alle Province.

domenica 15 settembre 2013

Se comunicazione fa rima con discriminazione: incontro a Milano

Pubblicità e media veicolano contenuti molto spesso sessisti e che più o meno subdolamente (a volte in modo molto esplicito) trasmettono messaggi discriminanti e addirittura apertamente violenti. 
Come contrastare la diffusione della pubblicità discriminatoria e lesiva della dignità soprattutto delle donne? Quali criticità sono state rilevate dalle parte delle amministrazioni locali e quali prospettive future hanno individuato? Come intervengono le agenzie di pubblicità? Quali altri attori possano essere di supporto e in che modo? Questi alcuni degli spunti del dibattito
Verso una comunicazione responsabile: criticità e prospettive. Quando comunicazione fa rima con discriminazione, un  confronto tra Comuni e mondo della comunicazione.
Martedi 17 settembre 2013, dalle 14.30 alle 18.30, Sala Alessi, Palazzo Marino, Piazza della Scala 2.
Il Comune di Milano ha dunque deciso di mettere al centro dell’attenzione non solo il tema della violenza contro le donne, ma anche quello della pubblicità sessista, che ne costituisce un aspetto. La Giunta di Palazzo Marino ha approvato il 28 giugno, attraverso la delibera “Indirizzi fondamentali in materia di pubblicità discriminatoria e lesiva della dignità della donna”, alcune regole per la valutazione dei messaggi da affiggere sugli spazi in carico all’Amministrazione comunale. In questo modo la città si impegna affinché i cartelloni pubblicitari, a partire da quelli sugli spazi comunali, siano ispirati a criteri di rispetto delle Pari Opportunità tra donne e uomini e di corretta rappresentazione dell’identità di genere. 
L’incontro del 17 Settembre rappresenta l’occasione per mettere a confronto le Amministrazioni locali e diversi attori coinvolti nel mondo della comunicazione affinché definiscano e valutino insieme gli strumenti più adeguati a rendere davvero efficace, o più efficace, l’azione delle Amministrazioni comunali.

Programma
Presiede e Coordina  Ilaria D’Amico (giornalista)
Ore 14.30 • Saluti istituzionali: Ada Lucia De Cesaris (Vice Sindaco Comune di Milano), Pierfrancesco Majorino (Assessore Politiche Sociali Comune di Milano), Anita Sonego (Presidente Commissione Pari Opportunità Comune di Milano), Francesca Zajczyk (delegata del Sindaco alle Politiche di Pari Opportunità) Introduce Lorella Zanardo: “Come contrastare la diffusione della pubblicità discriminatoria? La rivoluzione parte dal web”

Primo Panel, h. 15.30 • La pubblicità sessista: criticità e prospettive
Introduce Francesca Zajczyk (delegata del Sindaco alle Politiche di Pari Opportunità)
Partecipano:
Comune di Enna – Assessora Angela Marco
Comune di Genova – Assessora Elena Fiorini
Comune di Ravenna Assessora Giovanna Piaia 
Comune di Reggio Emilia - Assessora Natalia Maramotti 
Comune di Rimini - Assessora Nadia Rossi
Comune di Trieste - Assessora Fabiana Martini
Comune di Venezia – Assessora Tiziana Agostini

Secondo Panel, h. 17,30 • Verso una comunicazione responsabile 
Presenta Marilisa D’Amico (vicepresidente commissione consiliare P.O.)
Partecipano:
Vincenzo Guggino – IAP, Istituto Autodisciplina Pubblicitaria 
Giovanna Maggioni - UPA, Utenti Pubblicità Associati
Alessia Depaulis – ANCI, Associazione Nazionale Comuni Italiani 
Annamaria Testa – ADCI, Art Directors Club Italiano
Anna Maria Spina - UDI Nazionale, Unione Donne in Italia 
Tiziana Scalco – CGIL, Camera del Lavoro di Milano

Milano Film Festival: oggi premiazioni, proiezioni e festa pubblica

Stasera a Milano, al Teatro Strehler, ingresso libero.


giovedì 12 settembre 2013

No al cemento sull'antico bosco di Milano. Il Parco POP non è un luogo vuoto e non deve essere edificato

Domenica 14 settembre incontro pubblico! partecipate. Un giorno speriamo di poterci dilungare qui sullo speciale legame, e sul fitto intreccio simbolico, che lega ogni donna agli alberi (e in generale alla vegetazione). Ma ora andiamo subito al nocciolo: l'area dell'ex ospedale psichiatrico Paolo Pini, con l’adiacente antico bosco, è in grave, gravissimo pericolo.
Un’area preziosa, attualmente abitata, oltre che dalla sua vegetazione e da moltissimi uccelli e piccoli animali – come timide bisce, ricci, lepri e volpi - che vi trovano riparo, anche da molti umani. Gente che, pacificamente e amorosamente, vi coltiva orti e quell’esiguo rapporto con la natura che ci viene ovunque sempre più precluso.
Il bosco è vasto, ed è un importante polmone di ossigeno per la città e per la felicità dell’anima.  E’ un tale crimine, sacrificarlo, che gli astuti speculatori promotori dei progetti hanno tentato (ovviamente) di confondere le acque denominando i costruendi  edifici come "ad uso sociale". Con il consueto humour nero che è invalso, per cui ci si rifila sempre, oltre al danno, anche la beffa. NO GRAZIE: BASTA CEMENTO.

NO GRAZIE: care società, Pini oltre il Pioppeto NON è un luogo vuoto e NON deve essere assolutamente edificato: i vostri profitti andate a farli altrove, la società umana ha bisogno di ben altro che di nuovo cemento. Caro sindaco: capiamo che la giunta ha bisogno di soldi; ma è necessario raccoglierli in altro modo che rastrellando oneri per l'urbanizzazione, causando danni all'ambiente e derubando di aree vitali gli uomini e agli animali.
Invitiamo tutte e tutti a interessarsi della sorte del bosco urbano e a partecipare all’incontro pubblico sul progetto edificatorio che si terrà Domenica prossima, 14 settembre, h. 15 a Villa Litta (presso biblioteca Affori in Villa Litta, in Viale Affori, 21).



domenica 8 settembre 2013

Global Kiss-in a Milano

Oggi, 8 settembre, evento internazionale di protesta contro le leggi anti-gay di Putin: le proteste sono organizzate davanti ai consolati russi, ma (essendo il consolato decentrato) a Milano l'appuntamento è in Piazza San Babila, alle 17,30. #toRussiawithLove

sabato 7 settembre 2013

Siria: no alla guerra. Anche con meditazione e digiuno: nuovi strumenti di azione politica

Questo video mostra una singolare forma di azione politica che si sta diffondendo sempre più nel mondo - una forma storicamente quasi ignorata dalle piazze, benché antichissima. La prima parte rappresenta un sit-in di meditazione che ha avuto luogo proprio a Milano.


Siamo liete che all'appello lanciato da Papa Francesco per una giornata di digiuno e preghiera, per sollevare la consapevolezza del mondo e sostenere una soluzione diplomatica del conflitto siriano, abbiano aderito anche tante organizzazioni di donne, fra le quali Se Non Ora Quando Factory.
Come al riguardo della violenza di genere, per affrontare positivamente ogni tema politico è necessario prima di tutto cambiare mentalità e metodo.

A un convegno su "giustizia e pace nel tempo della crisi", riguardo a come evitare le guerre, Vandana Shiva ha dichiarato: "Bisogna cominciare dalle nostre menti. Dimenticare i paradigmi di guerra, che ci hanno insegnato fin da bambini, che mettono tutti in concorrenza gli uni con gli altri e cosa contro cosa. La cultura attuale insegna a star sempre pronti a difendersi in qualsiasi momento - e maggiormente in tempi di crisi". Ma proprio in quell'eccesso di difesa c'è la debolezza del sistema; così come nel reagire con violenza c'è un consegnarsi al nemico.
Sul tema specifico di un'azione di preghiera planetaria possiamo qui ricordare la cosa che ancora tanti sottovalutano: non solo la validità della preghiera ha senso per chi ha fede (secondo Gandhi essa è addirittura la più efficace forma di azione politica), ma che la frequenza del pensiero sia in grado di cambiare il mondo è un fatto scientifico oramai appurato. Questo sia detto non solo sullo strumento che segna questa giornata; ma soprattutto riguardo alla necessità di far cadere pregiudizi calcificati per iniziare a pensare in maniera nuova. CambiareMentalitàMetodo.


Ricordando che politica ed economia (da cui discendono guerra o pace) sono alla fine la stessa, identica cosa, perché l'una determina l'altra, ed entrambe sono determinate dalla mentalità: entrambe sono prodotte dalla cultura e generano a loro volta altra cultura, in un circuito senza fine che, oggi, nella sua parte preminente è molto malato.
Va dunque interrotto - come si dice. Ma anche questa è una anacronistica illusione: un ciclo dinamico non si può interrompere. Più che "spezzarlo", serve invertire l'orientamento della sua spirale. 

Vi lasciamo dunque anche il resto delle considerazioni di Vandana - una meditazione di politica femminile utile per tutti, ma soprattutto per chiunque sia impegnato in politica:

"L'atteggiamento di prevenzione e difesa è sintomo di una violenza latente che può emergere nei modi e nei luoghi più imprevedibili. Per esempio, nel mio paese, l’India, si è lavorato moltissimo per almeno 10 anni per sviluppare l’agricoltura con nuove tecnologie per consentire una produzione più abbondante, un miglior livello di vita per i produttori e raccolti più abbondanti per sfamare la popolazione.
Queste nuove tecnologie, e il modo in cui sono state introdotte, hanno prodotto squilibri sociali e proteste che sono sfociate in reazioni locali e, in una escalation di violenza, hanno determinato l’omicidio di Indira Gandhi. Quindi, da un processo messo in atto con buoni propositi di crescita e di pace, è nato un processo di violenza. È cominciato con l’introduzione dei pesticidi in agricoltura, con gli OGM, con le reazioni di chi non accettava di cambiare le proprie consuetudini e con le pressioni dei gruppi economici che invece volevano imporre i loro prodotti. È’ cominciato un processo che, benché volesse essenzialmente portare benessere a popolazioni avvezze da sempre alla fame e ai disagi, è sfuggito di mano ed è diventato un’arma che ha portato alla morte. Morte per l’avvelenamento dei cibi irrorati da pesticidi, morte per gli innumerevoli suicidi dei contadini che hanno visto le loro terre diventare improduttive, e che si sono ammazzati per i troppi debiti che non avebbero mai potuto pagare. Sono tutte attività che si svolgono nei campi più disparati della produzione e che non possono essere definite vere armi da guerra, ma che realmente, con tutta la loro forza di distruzione di massa, possono creare danni ben più gravi e incontrollabili di una guerra dichiarata.
L’agricoltura, che dovrebbe essere un elemento portante di benessere, ormai è soggetta non solo alle intemperie climatiche ma soprattutto alle restrizioni imposte dalle multinazionali che regolano i prezzi, dalle leggi che incentivano o disincentivano le produzioni, dalla criminalità mafiosa che indirizza la scelta delle coltivazioni e si è trasformata in un’arma di guerra tanto, che nel mondo ci sono almeno 2 miliardi di persone che soffrono la fame o che si alimentano con Junk Food.
Un conflitto locale minore spesso viene preso a pretesto per essere trasformato in un conflitto nazionale, sociale, religioso, razziale o viene strumentalizzato per contrastare l’immigrazione.
La primavera araba cominciò casualmente con il ritiro di una permesso da venditore a un ambulante tunisino e da questo piccolo incidente, ha avuto inizio una rivoluzione, che era già nell’aria, ma che aveva bisogno di un pretesto per iniziare. In Egitto tutto è cominciato per l’aumento del prezzo del riso. Il prezzo del riso e del pane hanno causato un effetto domino che ha prodotto l’aumento dei prezzi di tutti alimentari, dei trasporti, delle case, ecc….
Anche in Siria è cominciato tutto con la protesta degli agricoltori che avevano subito danni a causa dei cambiamenti climatici. I poveri contadini, l’anello più debole della catena economica e i più vulnerabili in caso di calamità di qualsiasi genere, come il clima, sono quelli che soffrono sempre di più. Quindi in un certo senso la ribellione, degenerata fino alla guerra civile, con decine di migliaia di morti è stata scatenata per “colpa del maltempo“. La globalizzazione, attuata senza nessun controllo, non ha portato nessuno dei benefici promessi ma è finita con l’essere il fattore determinante di tutte le crisi che sono più catastrofiche delle guerre dichiarate.

Tornando al mio paese, l’India, la crescita del PIL è al 9% [la conferenza è del giugno 2012, ndr], quindi, leggendo i dati, sembrerebbe un paese in espansione dove il benessere è a portata di mano, sembrerebbe che a tutti vada bene. Ma non si guarda mai o non si racconta come vive la gente comune. 
Ad esempio, negli ultimi anni ci sono stati 250.000 suicidi tra gli agricoltori che non riuscivano più a raccogliere dai loro campi il necessario per sostenere se stessi e la propria famiglia.
Ad esempio, passa quasi inosservato che un bambino su due non è alimentato quanto basta a sviluppare completamente il proprio corpo e il proprio cervello: e la denutrizione è il primo passo che crea povertà ed infermità, ferma l’educazione e rende l’uomo schiavo di chi ha di più e che, per questo, può sfruttare il prossimo.
Bisogna poi chiedersi: ma è veramente così importante il consumismo?
Tutti i cibi che mangiamo e che compriamo in un supermercato devono essere incartati, ricoperti di una pellicola trasparente o di alluminio e spesso venduti in un contenitore di cartone o polistirolo. Tutto questo richiede lavoro e impiego di risorse della terra come petrolio, bauxite, carbone e alberi. Tutto questo lavoro e questo spreco di risorse naturali è permesso, anzi previsto, dalla legge e per questo motivo si continua a violare e distruggere, senza un reale bisogno, tutte le risorse del pianeta.

E dunque naturale e spontaneo che ci siano manifestazioni di protesta che chiedono di riflettere sulla reale utilità di certe leggi che autorizzano l’uso, anzi l’abuso indiscriminato delle risorse naturali. Ma proprio queste proteste costituiscono poi il pretesto per distruggere anche la democrazia perché, come si è visto in molti paesi contro le proteste di gente che tenta di difendere i propri diritti, i governi inviano le truppe e applicano leggi speciali, antiterrorismo.
C’è stato e continua ad esserci un utilizzo improprio del termine “Green Economy”, per cui diventa verde tutto ciò che non serve affatto all’economia, quello che l’economia la distrugge. Come stanno suggerendo i media riguardo al rapporto dell’uomo con l’ecologia, e come si cercherà di imporre anche alla prossima conferenza Rio+20: dove si tenterà nuovamente di far credere che la privatizzazione di tutte le risorse ambientali (inclusi l’acqua, gli alberi e la possibilità di respirare aria pura) sia l’unica strada per proteggere veramente la natura.
È questa la vera guerra di oggi: è la guerra contro la gente e contro il pianeta. Dopo secoli di lotta i movimenti democratici erano riusciti a tenere separato il potere economico da quello politico, ma questo lungo processo è stato spazzato via e distrutto dalla globalizzazione: e così gli Stati sono diventati come delle aziende, delle corporation.
Uno Stato che voglia far quadrare i conti senza curarsi di come vivono i suoi cittadini, come una qualsiasi azienda, non tiene conto che le finalità di uno Stato non sono le stesse di una impresa commerciale.
Se non interverranno drastici cambi di rotta, imposti dalle proteste popolari o da chi rappresenta i veri interessi delle popolazioni, quando sarà terminata l’emergenza di queste crisi il modello economico sarà già abbastanza cambiato e radicato, che sembrerà naturale la trasformazione degli attuali Stati democratici in nuove forme di Stati militari che potranno agire legalmente contro le minoranze che tenteranno di opporsi alle scelte di governi-azienda. Nessuno si potrà ribellare per la ridotta libertà dei cittadini, come previsto dalle leggi approvate dal governo per fermare chiunque agisca per ostacolare il profitto delle grandi organizzazioni multinazionali.
Fra i metodi per rendere l’uomo meno dipendente da questi sistemi sempre più coercitivi (dei governi che impongono i compiti assegnati dai reali detentori del vero potere - quello economico-finanziario) c'è il riavvicinare l’uomo alla terra, stringendo nuovamente quel vincolo che in passato lo legava alle sue radici, che gli ha permesso di procurarsi direttamente gli alimenti con cui sfamarsi, di restare connesso al proprio territorio e ai suoi simili con cui ha costituito la società.
È così che io intendo si possa costruire la pace. Con la difesa dei beni comuni e delle comunità locali, orientandoci tutti verso una pace che sia dentro di noi e sia reciproca, non solo con il prossimo ma anche con la natura.
In questi tempi di crisi globale abbiamo una grande opportunità per ridisegnare un futuro differente, senza sprechi, con più rispetto e con una nuova speranza. Ma è un treno che non possiamo perdere.

giovedì 1 agosto 2013

Annalisa Rosiello

Buon giorno a voi! Mi chiamo Annalisa Rosiello (qui, nella foto,  al centro fra le mie colleghe). Inizierò da oggi a utilizzare questo spazio femminile in relazione ai temi di cui mi occupo, che interessano da vicino le donne. 
Sono avvocata giuslavorista in Milano, esperta di mobbing e discriminazioni anche legate al genere, molestie sessuali e stalking occupazionale. Su questi temi ho prodotto anche diverse pubblicazioni e collaboro a corsi di formazione per operatori del settore (medici, psicologi, sindacalisti, ecc.).
Per interesse di tutte, inizio dunque a lasciarvi in questo primo post un paio di documenti informativi, che riguardano in particolare le lavoratrici madri:
2. La tutela delle lavoratrici madri (a cura di Angela Cavallo).
Per ulteriori informazioni mi trovate QUI. Oppure, insieme alle colleghe con cui lavoro, presso il nostro Studio studio legale che - per combinazione :-) - è totalmente al femminile.