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domenica 12 luglio 2015

I nostri vecchi nelle RSA: è un problema di cultura e politico. Come sempre

E' di ieri la notizia di anziani svillaneggiati e picchiati in una Rsa a Prato.
Rsa… Rsa… che significa? ah si, ecco, Rsa vuol dire: Residenza Sanitaria Assistenziale
Per fare un esempio, residenze come questa. Il pensiero torna a questa lettera pubblicata un mese fa da Isabella Bossi Fedrigottimia madre aveva 91 anni ed è morta come mai avrebbe voluto, in una casa di riposo tra le peggiori, dopo soli 4 mesi di ricovero (…) presso una Rsa. Un luogo splendido all’apparenza, con un ingresso, reception e bar da hotel, ma ai piani un’assistenza e un contesto pessimi. La sedano, troppo, la troviamo in stato quasi comatoso di giorno, ogni giorno. Quando non dorme, la troviamo col capo riverso su una sedia a rotelle nella sala comune, dove assistenti del tutto indifferenti anche alle più banali richieste (bere, un cuscino dietro al capo, gli occhiali da vista a terra) stanno sedute a gruppetti dentro una specie di guardiola. Non è consentito a noi figlie sostare al momento dei pasti ma quando in più occasioni lo facciamo senza farci vedere, ci accorgiamo che il suo pasto non viene quasi consumato, oppure lei stessa maldestramente lo rovescia. L’igiene lascia a desiderare: gli anziani vengono cambiati solo a orari fissi e ovviamente aleggia per il corridoio un odore sgradevole. Facciamo presente al responsabile medico del reparto le condizioni di nostra madre e l’evidente e continuo peggioramento a cui assistiamo, ma la dottoressa ci fa notare che nostra madre è molto «richiestiva» e sedarla è d’obbligo. Quando più volte chiediamo alla caposala che cosa la sera prima le è stato somministrato, ci risponde «nulla, sta solo smaltendo l’eccesso». Mia madre muore il giorno stesso in cui eravamo riuscite a trovarle posto in un’altra struttura. Al di là dell’esperienza personale e della denuncia doverosa di questo luogo indegno affinché si possa sapere ed altri possano non incorrervi, io mi chiedo: ma lo Stato vuole rendersi conto che l’assistenza agli anziani è ormai diventata un’emergenza? Per garantire ai nostri anziani (ma tra poco anche a noi) un fine vita dignitoso spetterà solo a noi figli ospitarli privandoci di quella libertà magari già ridotta dall’essere ormai nonni? (Ornella Benfanti). 
La prima cosa che ci viene da osservare è che la frase spetterà solo a noi figli ospitarli andrebbe sostituita con spetta solo a noi figlie (o nuore) occuparceneperché (fatto peraltro accettato da tutti per tacita legge) il welfare in questo paese è  scaricato sulle spalle delle donne, le quali non hanno tregua. Ormai nonne, sono schiacciate su due lati: devono occuparsi da un lato dei nipotini, dall'altro dei vecchi genitori. La giornalista commenta così: "Certo che dovrebbe rendersene conto lo Stato, cioè tutti noi (??), perché ci riguarda uno per uno, con l’aggravante che abbiamo meno figli delle generazioni che ci hanno preceduto e saremo perciò ancora più soli. Invece viviamo per lo più da smemorati, che, pur avendo visto le sofferenze patite dai nostri vecchi, preferiamo non pensare che le stesse potrebbero toccare a noi. E da chi, invece, ci pensa, non raramente sentiamo ripetere: andrò in Svizzera, andrò in Olanda... È davvero questo che vogliamo?" (noi??). Bè, non è un po' pochino? Forse andrebbe aggiunto qualcosa. Primo, quanto già detto sopra. Secondo, che la risposta andrò in Svizzera, andrò in Olanda… se la può sentire dare solo una signora altolocata, che evidentemente ha amici alquanto ricchi - dunque, nemmeno fa testo.  Terzo, che è inammissibile che in strutture pubbliche, pagate con le nostre tasse, e che eppure hanno un alto costo per chi ne usufruisce, manchi la formazione ba-si-la-re per cui ai degenti sono rigorosamente dovuti cura e rispetto. Dovuti, non optional. Quarto, che gli episodi di gravi maltrattamenti di vecchi (ma anche di bambini, o di disabili, cioè di persone inermi che non hanno modo di denunciare e di difendersi), si ripetono in modo preoccupante, tanto da pensare che, alla fine, le strutture in cui i nostri vecchi sono trattati bene siano solo felici eccezioni; così come gli sforzi di sensibilizzazione e formazione (vedi qui un esempio). 
Sul piano culturale, tutto ciò poggia sul deserto di una cultura delle relazioni, e sull'intreccio di questo vuoto con il sessismo (quello che ritiene naturale che, nella famiglia, della cura si debbano occupare praticamente solo le donne). Nella percezione comune - e in primis, della politica! manca questo:

Lo stesso mix che produce, nelle relazioni fra i sessi, il femminicidio. Strutture e cultura sono entrambe carenti, e questo si origina dalla totale inadeguatezza dell'intervento politico. C'è poco da fare: sempre lì si ritorna.
E il bello, è che c'è chi in politica si sforza; buone leggi SI FANNO - anche in questi ambiti. E poi si stroncano.

sabato 22 febbraio 2014

NO-TAV: quattro ragazzi in isolamento e un'accusa grottesca di terrorismo

     Oggi, 22 febbraio 2014, è la giornata della mobilitazione nazionale a del movimento No Tav: il giorno giusto per provare a dare la mia prospettiva sulla cosa. Il 9 Dicembre 2013 decine di migliaia di Italiani scendevano in piazza per protestare “contro il sistema che stava strangolando famiglie ed imprese”: in quel giorno, con una inquietante coincidenza, la Digos arrestava quattro ragazzi (Chiara, Claudio, Mattia, Niccolò) cui veniva contestato il reato di "attentato con finalità terroristiche, atto di terrorismo con ordigni micidiali ed esplosivi, detenzione di armi da guerra, danneggiamenti". I fatti, accaduti al cantiere dell’alta velocità di Chiomonte, in Valsusa, risalivano alla notte fra il 13 e il 14 maggio 2013.
     Per istinto e scelta razionale io rifuggo dalla violenza; in tutta la mia vita ho sempre sostenuto che il dialogo e l’amorevolezza siano cifre necessarie del rapporto fra gli uomini. Ma, con pari costanza, cerco di capire e di individuare dove risieda la verità o quello che più le assomiglia. E nella vicenda no-tav mi pare risulti con chiarezza come i fatti non corrispondano a quello che viene raccontato dai media. Non entrerò nel merito: ma invito i lettori a documentarsi e a farsi un’idea propria, con la mente sgombra e il cuore libero. Nel frattempo quattro giovani sono in prigione, in regime di isolamento, con una improbabile accusa di terrorismo.
    Leggete la lettera scritta, a più mani, dai loro familiari, e non lasciamoli da soli. Se verrà stabilito che hanno infranto la legge per danneggiamento o reati simili, è giusto che arrivi una sanzione. Ma l’accusa di terrorismo è tanto grottesca quanto vaga, in particolare per il modo in cui non (sic!) è stata formulata…. Ci auguriamo che il buon senso prevalga, e il senso di  una reale giustizia guidi la magistratura e coloro che hanno il potere di compiere la scelta migliore per la Valsusa ed il Paese.

giuliana nuvoli 

"In queste settimane avete sentito parlare di loro. Sono le persone arrestate il 9 dicembre con l’accusa, ancora da dimostrare, di aver assaltato il cantiere Tav di Chiomonte. In quell’assalto è stato danneggiato un compressore, non c’è stato un solo ferito. Ma l'accusa è di terrorismo perché in quel "contesto" e con le loro azioni presunte “avrebbero potuto” creare panico nella popolazione e un grave danno al paese. Quale? Un danno d'immagine. Ripetiamo d'immagine. L'accusa si basa sulla potenzialità di quei comportamenti ma non esistendo nel nostro ordinamento il reato di terrorismo colposo, l'imputazione è quella di terrorismo vero e volontario, quello, per intenderci, a cui la memoria di tutti corre spontanea: le stragi degli anni 70 e 80, le bombe sui treni e nelle piazze, e di recente quelle in aeroporti, metropolitane, grattacieli. Il terrorismo contro persone ignare e inconsapevoli, che uccideva, che, appunto, terrorizzava l’intera popolazione. Al contrario i nostri figli, fratelli, sorelle hanno sempre avuto rispetto della vita degli altri. Sono persone generose, hanno idee, vogliono un mondo migliore e lottano per averlo. Si sono battuti contro ogni forma di razzismo, denunciando gli orrori nei Cie, per cui oggi ci si indigna, prima ancora che li scoprissero organi di stampa e opinione pubblica. Hanno creato spazi e momenti di confronto. Hanno scelto di difendere la vita di un territorio, non di terrorizzarne la popolazione. Tutti i valsusini ve lo diranno, come stanno continuando a fare attraverso i loro siti. E' forse questa la popolazione che sarebbe terrorizzata? E può un compressore incendiato creare un grave danno al Paese?
Le persone arrestate stanno pagando lo scotto di un Paese in crisi di credibilità. Ed ecco allora che diventano all’improvviso terroristi per danno d’immagine con le stesse pene, pesantissime, di chi ha ucciso, di chi voleva uccidere. E’ un passaggio inaccettabile, in una democrazia. Se vincesse questa linea, da domani, chiunque contesterà una scelta fatta dall’alto potrebbe essere accusato delle stesse cose perché, in teoria, potrebbe mettere in cattiva luce il Paese, potrebbe essere accusato di provocare, potenzialmente, un danno d'immagine. E’ la libertà di tutti che è in pericolo. E non è una libertà da dare per scontata.    
Per il reato di terrorismo non sono previsti gli arresti domiciliari ma la detenzione in regime di alta sicurezza che comporta l'isolamento, due ore d’aria al giorno, quattro  ore di colloqui al mese. Le lettere tutte controllate, inviate alla Procura protocollate, arrivano a loro e a noi con estrema lentezza, oppure non arrivano affatto. Ora sono stati trasferiti in un altro carcere di Alta Sorveglianza, lontano dalla loro città di origine. Una distanza che li separa ancora di più dagli affetti delle loro famiglie e dei loro cari, con ulteriori incomprensibili vessazioni come la sospensione dei colloqui, il divieto di incontro tra loro e in alcuni casi l'isolamento totale, perché sono pericolosi, grazie ad un’interpretazione giudiziaria che non trova riscontro nei fatti."

Questa lettera si rivolge ai giornali, alle Tv, ai mass media, perché recuperino il loro compito di informare, perché valutino tutti gli aspetti, perché trovino il coraggio di indignarsi di fronte al paradosso di una persona che rischia una condanna durissima non per aver trucidato qualcuno ma perché, secondo l'accusa, ha danneggiato una macchina o era presente quando è stato fatto.
Agli intellettuali, perché facciano sentire la loro voce. Perché agiscano prima che il nostro Paese diventi un posto invivibile in cui chi si oppone, chi pensa che una grande opera debba servire ai cittadini e non a racimolare qualche spicciolo dall’Ue, sia considerato una ricchezza e non un terrorista.
Alla Società  intera e in particolare alle famiglie come le nostre che stanno crescendo con grande preoccupazione e fatica i propri figli in questo Paese, insegnando loro a non voltare lo sguardo, a restare vicini a chi è nel giusto e ha bisogno di noi. Grazie
I familiari di Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò